(V)ictory

Novembre 6, 2009

Faro nell’oscurità

Nessuno esclude la sorte. Buona o cattiva che sia, ci raggiunge tutti. Nulla esclude il destino.
Le fortune ci capitano tutti i giorni. Un’incontro, una frase, una carezza o un bacio, questo ci riserva una giornata vissuta pienamente; le sfortune capitano più rare, ma lasciano il segno. Percuotono a lungo il nostro io, modificandolo, lasciando inevitabilmente un segno. E’ qui che l’unica scelta sensata è rispondere, dare una ragione ai nostri errori e andare avanti, abbattendo qualsiasi muro ci si ponga davanti.
Che siano limiti interpersonali, limiti psicologici o limiti esistenziali, poco importa.
Andando oltre. Oltreuomo.

Per il resto dico: Gulliver, Jonathan Swift e una farfalla. E otterrete il nome.

immagine | Gulliver took the train at Guillemin’s di FotoCath


Me

Novembre 3, 2009

Come posso volere che la mia anima si arrenda; togliersi i vestiti che diventano la mia pelle; vedere il bugiardo che brucia nel mio bisogno. Come avrei voluto cambiare l’oscurità dal freddo, come avrei voluto gridare forte, invece non ho trovato alcun significato. Suppongo che è il momento di correre lontano, via lontano; trovare conforto nel dolore, tutto il piacere è lo stesso: mi sottrae appena dalla preoccupazione, nasconde la mia vera forma, come Dorian Gray. Ho ascoltato ciò che dicevano, ma non sono qui per preoccuparmi. è appena più di una parola: sono solo lacrime e pioggia. Come potevo voler camminare attraverso le porte della mia mente; ricordi legati vicino alla mano, aiutami a capire gli anni. Come potevo voler scegliere tra il Paradiso e l’Inferno. Come avrei voluto salvare la mia anima. Sono così indifferente alla paura. Suppongo che è il momento di correre lontano, via lontano; trovare conforto nel dolore, tutto il piacere è lo stesso: mi sottrae appena dalla preoccupazione, nasconde la mia vera forma, come Dorian Gray. Ho ascoltato ciò che dicevano, ma non sono qui per preoccuparmi. Lontano, via lontano; trovare conforto nel dolore. Tutto il piacere è lo stesso: mi sottrae appena dalla preoccupazione. è più di una semplice parola: sono lacrime e pioggia

Robin Hood

Ottobre 20, 2009

Mi accadono strane cose uscendo in città. Mi spiego.

Prologo

Stamattina, dopo una breve colazione, ho indossato jeans, sneakers e camicia, per uscire a farmi la solita passeggiata antemeridiana. Ben curato in ogni dettaglio, ma dall’aria stanca (di certo, io non l’ho mai sottoscritto che 9 ore sono la giusta dose di sonno quotidiana), ho dato un’occhiata a ciò che era riflesso allo specchio dell’entrata. Ho visto il riflesso mettere una mano in tasca e tirare fuori una banconota da 10 euro.

Inizialmente contento, avrò modo di ricredermi, dato quello che mi accadrà qualche ora più tardi.

***

Sto andando a trovare un vecchio amico che non rivedo da tempo. Ci siamo persi di vista per quasi un anno poi ieri un incontro all’università. Ci siamo scambiati un po di informazioni sulle reciproche disavventure. Mi invita ad andare a trovarlo.
L’amico ha appena preso casa in una zona tra le più malfamate della città. Decido ugualmente di andarci.
L’ambiente pullula di automobili, scooter, e rumori di ogni sorta. Vedo all’angolo gente dallo sguardo in continuo movimento, osservano, valutano, adocchiano.  Nell’aria quell’odore di carne bruciata che si attacca addosso a te e agli oggetti che hai intorno. Carne di cavallo per l’esattezza; nella zona, è tra le cibarie per eccellenza.
Sono le 5 passate, giro per le vie del quartiere alla ricerca disperata di un posto per la mia macchinina. A quel punto mi si accosta un uomo in scooter. L’aspetto è inusuale per la zona: giacca di marca, casco jet e occhiali da sole scuri.
L’aspetto molte volte inganna.
Mi chiede se sono del quartiere. Poi inizia ad insistere proponendomi di aiutarlo. Capisco subito cosa vuole.
A quel punto prendo i 10 euro trovati la mattina e glieli do. L’uomo mi stinge la mano, mi promette un ipotetico caffè, e se ne va. Evidentemente c’è crisi.

immagine | Robin Hood Statue 2 di Pete Jenkins.

Graditi ritorni

Luglio 29, 2009

Credo sia tornato, un gradito ritorno il suo.

Sarà stato il bicchiere di vodka scolatomi qualche piano più in alto a sciogliere il ghiaccio, o lo striminzito rettaggolo di stoffa che le copriva il busto a sciogliere qualsiasi mia resistenza. Alexia è al mio fianco, o meglio, ai miei piedi, così desiderosa di colloquiare con me, quanto di saltarmi addosso. Intanto la sorella mostra con indubbia sincerità quanto abbinati siano il suo reggiseno con la parte inferiore del costume sotto la gonna.
Dopo questa, lo confermo, il desiderio è tornato.

Ecco…

Luglio 19, 2009

…così sarebbe bello

immagine | Confort di Eric Zener

Onde sussultorie

Luglio 3, 2009

Le onde sussultorie sono quelle che durano nel tempo. Si propagano dall’epicentro per lungo tempo modificando, trasformando, rovinando, ciò che incontrano. Le costruzioni più vecchie sono inevitabilmente le più deboli. Convinte della loro solidità, data dall’espozione al tempo, franano rovinosamente al passare del terremoto.

Trema la terra sotto i nostri piedi, siamo disarmati di fronte a tutto ciò. Cosa possiamo fare? Andare avanti, affrontando fuoco, vento, tempesta e qualsiasi altra calamità la vita ci impone di affrontare.

immagine | The Wave Kinds – تصوير عبدالعزيز جوهر حيات di Aziz J.Hayat

Circle

Giugno 30, 2009

Credi che l’esperienza ti abbia già sorpreso abbastanza quando, eccoti lì, pronto ad assistere all’ennesima manifestazione di quanto la vita sia sadica e beffarda.
Ma veniamo ai fatti.
“Andiamo a prenderci una birretta”, questo lo scopo della serata. Il solito chiosco della piazzetta però è chiuso, decidiamo di andare in un altro, allungando un pò il giro. Io sono sul motociclo assieme ad un amico. Un’altro compagno d’avventure ci precede, aspetta con calma di poter svoltare. Poi succede tutto in un attimo. Una macchina scatta dietro di noi, ci sorpassa e travolge in pieno il mio amico. Vedo il suo corpo scomparire davanti l’automobile, rotolarvici sopra e cadere dietro.
La sequenza sembra uscir fuori da uno schermo cinematografico, colori e sonoro sono scelti con cura. Il destino vuole che il mio amico si rialzi sui suoi stessi piedi. E il destino, si sa, disegna piani con l’abile maestria di uno scrittore ormai esperto.
Durante la lunga nottata, memore di un’altra, ancor più lunga ed orribile, veniamo a sapere che il conducente dell’automobile lavorava al solito chiosco della piazzetta.
Ora, giunto finalmente a casa, non ne so bene il motivo, ma mi vien da ridere.
Sarà che se oggi il tizio dell’auto lavorava, il nostro incontro sarebbe stato sicuramente più piacevole.
O sarà che ci ripetono sempre che bere provoca gli incidenti, ma mi sembra un pò eccessivo che sia l’incidente a precedere la bevuta.
Oppure, sarà ancora, che la sfortuna sembra arrivare tutta nello stesso momento.
Oppure, più importante, sarà che sono felice che il mio amico è vivo.
O, infine, sarà che sto diventando pazzo.

immagine | asphalt core sample di Sidereal

Spazi siderali

Giugno 24, 2009

Un mese è già passato. Veloce come il treno che parte senza di te. Provi a corrergli dietro, ma tutto è inutile. Scivola il mese tra crisi e distrazioni. I giorni cadono come coriandoli colorati, ognuno un suo colore, leggeri e senza direzione come solo la vita può essere.
Un mese è già passato. I giorni pesano come macigni. Paure e timori ad intervalli. Lo stare insieme. Il cogliere l’attimo. Il profumo del caffè. Ogni cosa acquista un significato nuovo e profondo. Il sacro si mescola al profano.

Lei, è una figura astratta per me. Il suo nome mi riecheggia l’infanzia. Un’immagine, una frase. La strada. Il ricordo ad ogni parola di chi mi incontra. I silenzi ricchi di significati che comprendo a stento. Impressioni su di me, sugli altri, su ciò che ci circonda. Su quest’ermetismo che non mi permette di esprimere parole semplici e dirette, ma credo sia il miglior modo di comunicare con lei, con la mia coscienza.
Non so quant’è lo spazio, il tempo, gli eventi che ci separano, non so se tutto ciò sarà una scala per il paradiso e non so ancora quanti gradini dovrò affrontare per trovarla.
Sento ancora la tua aura, comprendici, assistici, guidaci…
Pace.

immagine | Escalera al cielo / Stairway to heaven di Davichi

Inaspettato

Giugno 15, 2009

I’m gonna love you, till the heavens stop the rain
Im gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I
I’m gonna love you, till the heavens stop the rain
Im gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I

dexter

La luce invade gli oggetti della cucina, cancellandone ogni ombra. E’ una luce bianca, prepotente e accecante, che risalta la bicromaticità della mobilia, l’azzurro lucido del tavolo, l’ammiccante argento del frullatore. Mi muovo scattoso mentre canticchio la canzone dei Doors in sottofondo. Il guscio dell’uovo tra le mani si rompe in due parti esatte, il contenuto scivola sulla padella calda. Appena il viscido miscuglio entra in contatto col metallo, il fragorio e l’odore si spargono. Il guscio si congiunge ai suoi simili, inutile protezione qual era. Suoni e colori sanno di buono, d’antico. Verso il succo rosso vivo nel bicchiere, ne bevo un sorso. La lingua schiocca sul palato. Raccolgo la pancetta sul tagliere e con l’aiuto del coltello la verso nella padella rovente. Sul tavolo, un piatto bianco aspetta di sporcarsi, lo accompagno con posate, bicchiere, succo d’arancia e un fazzoletto verde. Poggio tutto con cura, ma le mie mani hanno un leggero tremito.
Con un movimento deciso mescolo le uova alla pancetta, aggiungo il pepe e un dito di vino bianco. Sento il bisogno crescere, la fame farsi più insistente.
Quando la frittata è pronta la giro due tre volte in padella, poi travaso tutto sul piatto. E’ li quando ogni procedimento è ultimato, quando la routine si è completata che ho il crollo. Cado giù sulle ginocchia e inizio a piangere.

Desiderio

Maggio 18, 2009

Ne voglio di più, ancora di più. Il boccone risulta assai più dolce quando è dovuto ad una fame sconsiderata.