Ebbrezza

Ottobre 28, 2008

Comunicazione di servizio.
Bisogna attendere un po, ci stiamo riprendendo da un weekend intenso come l’ammasso di particelle alcooliche che abbiamo nel sangue. Il tempo di trasformarle in anidride carbonica e acqua e ne uscirà fuori qualcosa…

immagine | Pee Guy Caught Peeing in the Daffodils di ricko

il terzo tempo (1° tempo)

Ottobre 23, 2008

“amo quel momento in cui senti un “stop” temporale, in cui ti fermi sull’uscio della porta, la guardi x un ultima volta ed accenando un sorriso ti volti mantenendo fino all’ultimo il tuo sguardo sul suo.”

sono solito arrivare in ritardo, ma non è una mancanza di rispetto la mia e nemmeno un ostentazione della mia personalità egocentrica e narcisistica, è semplicemente che amo fare le cose con calma.
questa volta però arrivo puntuale, “non è da me” borbotto a voce bassa, e mentre sfilo le chiavi dal lunotto della mia civic alzo lo sguardo verso il 2° piano del palazzo alla mia sinistra; la mia presenza è già stata notata da lei e questo suscita in me un certo piacere.
salgo le scale con estrema calma, sono tranquillo; la mia mente non si perde in “trip” del cazzo, sono lucido.. per ora.
la porta si apre e mi appare naomi, indossa una maglietta bianca che mette ben in evidenza il seno prosperoso, una gonna di jeans e sotto questa dei fusò neri; “è una cavalla” penso tra me e me.
entrando mi fa accomodare nella piccola cucina dove intorno al tavolo sono seduti 2 ragazzi e 3 ragazze, saluto tutti e scambio un paio di battute con alcuni di loro; dopo una ventina di minuti e una ventina di sigarette decidiamo di andare in camera sua. guardandomi intorno mi rendo conto che è la tipica casa per studenti: una struttura dei primi del novecento allattata ed arredata alla meglio; ad ogni modo non è per questo che sono venuto.
sono in camera sua, la guardo fissa negli occhi per 5 secondi e poi le dico: “ma se ne faccio una?!”.
la sua espessione sorridente è più di un consenso. chiudo un Cannone con la “C” maiuscola e glielo porgo in dono: prego.. apri le danze!”
da li in poi è un susseguirsi di parole, discorsi e scambi di sguardi troppo evidenti per me. d’improvviso noto nei suoi okki un mix di piacere e malinconia.. non riesco a capire. lei, accorgendosi di ciò mi sorride e si va a sdraiare sul letto lasciando gli ultimi 2 tiri. giusto il tempo per pensare: “adesso inizia la partita”.

immagine | Smokin’ Hand di kirtaph

Lolita

Ottobre 22, 2008

Ricordi

Scena tipica di un telefilm adolescenziale. Una afosa serata estiva, una casa piena di ragazzi e ragazze che si divertono nei modi più sbagliati svariati. L’ambiente è molto caldo, una musica fa da sottofondo al brusìo della gente.

Lolita

La telecamera segue diverse comparse lungo i vari ambienti. C’è un bel gruppetto misto che scherza su un possibile gioco “piccante”, altri che fumano e giocano alla play station immersi nella loro nube di fumo, una pista dove la gente balla divisa in piccoli gruppetti, chi si bacia appassionatamente in un angolo [particolare, sono in tre]. Poi l’inquadratura si avvicina sempre più verso una coppia situata in un lato della stanza, in una zona adibita a bar. Il protagonista maschile sta servendo alcune birre a due ragazze in apparente flirt alcolico con lui. Una biondina, nel suo vestito aderente gli sta accanto dietro il bancone, appoggiata al muro.

***

Mi piace ’sta serata, la festa sembra riuscita, certo poteva sempre andare meglio, poteva esserci più gente, ma come inaugurazione non possiamo di certo lamentarci. C’è anche un buon numero di pollastrelle, in evidente stato di calore. Mi studio un po la situazione. D’altronde è il mio compito. Sono un barman. Le due ragazze davanti a me sono proprio andate, non smettono di ridere. Confabulano tra di loro; ai miei danni sospetto. Nel casino totale sento la voce di Lucilla da dietro.
- Dorian… Mi piace il tuo nome, come mai ti chiami così?
- Non ho mai chiesto ai miei, suppongo dal libro.
- Quale?
- Oscar Wilde non ti dice niente?
- Mmm, forse.
- Dai te lo presto. Il tuo?
- Il mio libro?
- No il tuo nome, da dove viene?
- Non so, magari i miei volevano una brava bambina.
Il suo sguardo è sospetto, ha qualcosa in mente.
- Non lo sei?
- Dipende da quello che vogliono da me.
Le due ragazze richiedono nuovamente la mia attenzione.
- Bello, ci dai un’altra birra?
- Io ve la do, però se guardate in quel foglietto c’è scritto che in cambio delle birre si accettano piccole offerte.
Le ragazze seguono a stento la mia mano indicare l’avviso appeso al muro.
- E che genere di offerte accetti tu?
Ahi. Mi sa che non hanno tanta intenzione di pagare, per lo meno nei modi consueti.
- Oro e pietre preziose non sarebbero male.
Rispondo guardando il ciondolo brillante che una delle ragazze tiene al centro della scollatura. Poi servo due bicchieri di birra.
- Mi prepari qualcosa anche per me?
- Cosa vuoi Lucilla?
- Un cocktail.
- Sicura che lo reggi un cocktail?
- Forse. Casomai ci pensi tu a me, vero?
Annuisco con un sorriso, ma il sospetto non mi abbandona. Gli preparo un Gin Lemon (molto lemon) e glielo porgo. Ne faccio uno più tosto per me. Forse anche troppo.
Arriva mio cugino, scherza subito con le ragazze della birra.
- Dai ti do il cambio
- Vado a farmi un giro, occhio alle pollastre…
Le due al bancone fanno una smorfia di disappunto, poi sento mio cugino dire:
- Allora, mi sembra di aver capito che dovete fare ancora la vostra offerta.
Sento il loro ridere sfumare nella musica mentre mi allontano.
Chiamo Viki al cellulare, le dico che non mi diverto senza di lei, scambiamo due chiacchiere, poi le mando un bacino affettuoso.
Faccio due passi nella sanza dove si balla, accenno un saluto generale. Sono tutti col bicchiere in mano. Ho dato da bere a tutta questa gente?
Io stesso reggo in mano il mio bicchiere di Gin Lemon, si perde spesso il numero di drink in questo genere di serate.
Mi giro, e c’è Lucilla dietro di me. Anche lei col suo bicchiere. Balliamo un po, col sorriso stampato in faccia. Passa un amico vicino, mi fa l’occhiolino e alza il suo cocktail a mo’ di brindisi.
Ok, andiamo a parlare un po’ con Lucilla, comincia a diventare tutto molto evidente. Gli faccio il gesto di venire con me.
- Mi stai seguendo stasera?
- Adesso mi hai chiesto tu di venire.
- L’avresti fatto lo stesso.
- E’ vero, mi piace stare con te, sei simpatico.
- Magari non mi conosci abbastanza.
- No, è che tu sei diverso dai ragazzi della mia zona. Sono tutti pallosi quelli.
- Secondo me no, vedi abbiamo organizzato questa festa e sono venuti.
- Si ma solo grazie a te e mio fratello. Tu cosa fai di solito nella tua città?
- Beh dipende, c’è tanta scelta. Vado in giro, per locali…
- Che bello mi ci porti a ballare?
- …però dopo un po diventa noioso, s’incontra sempre la solita gente.
- Io voglio andare al Tecma con te. Ogni volta che ci vado gli altri ragazzi ci provano con me e succede un casino.
- Va bene, appena posso ti ci porto. Mi posiziono all’entrata, lei vede la sua amica e la raggiunge, dopo un po’ ritornano ridendo lanciando occhiate al sottoscritto. L’amica si presenta, poi Lucilla mi chiede se torniamo a ballare.
Bevo quel che resta del mio cocktail, la prendo per mano e andiamo a ballare. Più di una persona nota le nostre mani e quando iniziamo a ballare so che in tanti ci (oppure la) staranno a guardare. Ha un corpo snello ben contenuto nel suo vestitino minimal. Deve avere sotto i vent’anni, tuttavia la scollatura lascia intravedere un seno prosperoso. Il viso è proprio da brava bambina, ma il suo sguardo no. E’ uno di quei sguardi che lasciano presagire guai, e tanta voglia di chi si ha di fronte.
Adesso ne sono sicuro, avvicino le labbra al suo orecchio.
- Ora puoi seguirmi se vuoi.
Saliamo le scale insieme, la guardo rassicurante. Arriviamo in una terrazza, la vista ci regala il paese di notte immerso nelle colline silenziose. Si sente solo il battito della musica sotto, nessun brusìo, come se non vi fosse più nessuno nella casa. Torniamo al discorso delle serate in città.
- Quando mi porti in discoteca gli dico a mia mamma che sono da una mia amica, così passiamo la notte assieme.
- E dove dovresti dormire?
- Da te
- Se lo sa tuo fratello mi riempie di botte
- Lo so, ma so che con te non lo farà…
- Non ne sarei certo.
- Si perchè tu a me piaci.
- Anche tu mi piaci, sei una ragazza carina.
Le dico l’ultima frase osservando il panorama, quando torno a guardarla mi ritrovo i suoi profondi occhi nocciola incollati addosso e le labbra a pochi centrimetri dalle mie.
Le poggio una mano dietro la schiena e la bacio. Non un bacio lungo, molto istintivo. E’ folgorata.
- Voglio farlo con te.
- Cosa?
- E’ da tempo che ci penso.
- Cosa?
- Voglio farlo con te la prima volta.
Sono io adesso quello folgorato. Continuo a sorriderle.
- Scusa, ma tu quanti anni hai?
- 16.
Cazzo.

io non ho sonno

Ottobre 21, 2008

la macchina va quasi da sola… sono le 5 e 15 della mattina, la canzone che passa in radio è “the scientist” dei coldplay, sono in macchina con 4 belle ragazze, vorrei portarmele tutte a casa ma il mio buon senso ed il poco alcool che ho in corpo mi evitano di formulare la desiderata proposta.
passando nelle semideserte strade catanesi ci imbattiamo in un groviglio di macchine parcheggiate a dir poco selvaggiamente; il motivo di tanta confusione sta nel fatto che nei pressi vi è un famoso bar, dove molti ragazzi dopo la notte brava in discoteca si fermano per cocludere la serata annegando le labbra nel soffice ripieno di un cornetto appena sfornato.
alle ragazze sale una fame morbosa ed io non posso esimermi dall’accostare.. quanto vorrei che gli salissero altre voglie. le 8 tette scendono mentre io preferisco non favorire e mi limito a fumare una sigaretta.
nel rientrare in macchina mi accorgo che sharon sta diversi secondi a fissarmi, forse sta ancora pensando a quello che gli ho detto mentre ballavamo molto euforicamente al centro della pista del tecma, sono proprio un bastardo.
la macchina riparte e si forma solo nei pressi dell’ hotel baia, dove allogiano le 4 passere.
scendono le prime 3 prolungandosi in baci che io mi piglio volentieri perdondomi nei meiandri delle loro scollature.
sharon invece rimanendo seduta si gira verso di me e dice: “flavio… io non ho sonno”.
un impercettibile sorriso appare nel mio volto… “neanche io sharon, e poi non ti ho mai fatto vedere casa mia”.

immagine | Night on the road di ne*

Officine Meccaniche

Ottobre 18, 2008

Lo so, utilizzo tante citazioni, mi piace, è nel mio stile. Effetivamente mi basta poco – un incontro, un’immagine, una melodia per la testa – e butto giù qualcosa di interessante.
Tipo, qualche giorno fa mi sono reso conto che mi ero sempre lamentato della conformità delle donne nella mia città. Nel mio paese (inteso come nazione) diciamo(lo).
Ho dovuto ricredermi. E’ bastata la visione di una rossa, carina nella sua leggera gonnella color prugna e castagna a darmi una scossa. Da quel momento in poi a destra e sinistra ne ho viste di tutti i colori. Nel vero senso della parola. Vabbè, non ho visto nessuna punk coi capelli verde e o fucsia ma ci siamo capiti.
Niente volevo dire solo questo. E’ un po come quando l’effimero e immediato sguardo desideroso e al tempo stesso contenuto di una passante ti ravviva una giornata che può esser andata proprio di merda.
Il titolo del post? Ehm, vero io sono quello delle citazioni… per stavolta fate voi.

immagine | machine di ferraj

certe volte capita a tutti di girarsi indietro a guardare ciò che ci si è lasciati alle spalle.. la scia che ho lasciato io è decisamente ondulatoria,
altelenante, a guardarla da fuori potrebbe sembrare la scia lasciata da un auto in fiamme guidata da un tricheco ubriaco..
per quanto non esistano trichechi in grado di guidare una macchina.. tanto più se ubriachi.
lasciamo stare poi tutto ciò che riguarda l’amore.
ah l’amore… quando sono a colloquio con una bella ragazza appena conosciuta una delle mie prima domande
(quando ormai la conocenza è andata oltre le stronzate come il “ma che fai nella vita?” ecc.) è la seguente : definiscimi la parola amore.
bella domanda che maschera abilmente il concetto astratto che ho io dell’amore.
di norma la risposte più frequenti sono: l’amore è la vita stessa, l’A è tutto, l’amore è il motore della nostra esistenza, amore è l’estrisecazione dell’anima…
puttanate; nel senso, anche io ci ho creduto.. e forse nel profondo del mio io ci credo ancora.. ma non ora, non adesso.
adesso mi godo i miei 22anni nel pieno della mia vita universitaria.. di festini a base di alcool marijuana e sesso, di revival hard con le ex, di scopate di nascosto all’interno dell’ospedale
di “kiù forti”.. di massaggi “speciali” e di tutto ciò che questa splendida età ha da donarmi… l’amore del sesso o per il sesso, mezzo di tramite per arrivare forse un domani ad una concezione meno pragmatica dell’amore
panta rei, tutto cambia… ma non adesso… ora devo vedermi con s., mi deve parlare ed io me la voglio scopare.

immagine | Nuvole + scia di lorca56

Interferenza

Ottobre 16, 2008

s.f. | telecom., sovrapposizione di due oscillazioni radio di frequenza ravvicinata o di due segnali estranei, con conseguente disturbo o alterazione della ricezione e della comunicazione | alterazione o disturbo della comunicazione telefonica provocato da fenomeni di diafonia

Se trovate post di un certo flavio, state tranquilli, è persona fidata, detto da uno di cui non vi dovete fidare. A voi il rischio.

immagine | interferenze di cristianocani

Normale amministrazione

Ottobre 16, 2008

Ritorno da un’altra splendida mattinata in compagnia delle mie grazie. Unico appunto, ho il culo quadrato. Voi non sapete quanto può essere doloroso stare due ore stretti tra una chiappa e l’altra su delle legnose panche universitare ad ascoltare, peraltro, l’omino discutere di inconcepibili termini pre-medievali. E siamo ancora fermi al II girone. Quando finirà quest’inferno, pietà (x4).

Inferno Quinto

Ottobre 14, 2008

“Round the hangin tree
Swaying in the breeze
In the summer sun
As we two are one
Swaying”

- ma come fai coi sensi di colpa?
- ché devo dirti, ci convivo. Il senso di colpa e’ come un peso attaccato ai testicoli. Dipende da te misurarne la grandezza: o sei un lurido insensibile figlio di puttana e te li sentì in gola, oppure sei un imperterrito masochista e li sentì strisciare ad ogni passo. Come vedi non c’è scelta.

Il ritorno all’università è grandioso. Almeno per la mostruosa quantità di passera. Mi siedo accanto a Betty, la ragazza di Lucas, scambio bacini e saluti con almeno metà delle ragazze nell’aula e attendo con impazienza di iniziare l’ennesimo anno universitario. Le premesse sono le solite, serieta’, partecipazione, impegno. La realtà poi e’ diversa, ma “it’s all part of the plan”.
La stanza in cui ci troviamo mi riporta indietro di 3-4 secoli, quand’erano i preti allora a fare gli esimi professori. La grossa differenza con i miei giorni e’ che a quei tempi non v’era la giusta concentrazione di tette.
La giornata e’ delle migliori, non posso chiedere di meglio, e il prof si fa aspettare per oltre mezz’ora. Ho il tempo di chiedere alla ragazza seduta sugli scalini se vuole sedermi accanto. Troppo timida per chiedermelo, risponde con un goffo sorriso e mi guarda estasiata.

Quando l’omino di poco superiore al metro d’altezza si presenta in classe inizio in un attimo ad annoiarmi. Ci espone il chilometrico programma di Letteratura italiana, poi inizia con Dante, e crollano del tutto le mie resistenze. Inizio a vagare con lo sguardo e con la mente. Vedo una ragazza in un altra fila guardarmi e leccarsi la penna con aria parecchio coinvolta. Il tempo di uno sbattere di palpebre e quando rivolgo lo sguardo su di lei, la trovo assorta negli immaginifichi gironi danteschi. Beh, nel mio girone i diavoli hanno delle lunghe sopracciglia e labbra morbide.

Sorpreso per la visione torno anch’io ad ascoltare il professore. Secondo Dante Francesca era una troia. E io che ho sempre pensato il contrario. Fossi vissuto a quel tempo mi sarei ritrovato anch’io a vagare nel vento.

Dopo due ore di leziose affermazioni dell’omino verso il sommo poeta, esco dall’aula e vengo approcciato da una deliziosa brunetta. Capisce subito che non sono una matricola e mi chiede se posso dargli una mano. a trovare la sua prossima aula. Sto per proporgli dove la metterei io la mano, quando arriva Betty richiedendo la mia presenza nella cerchia delle sue amiche. Dopo una spiegazione sommaria saluto dispiaciuto (neanche poi tanto) la brunetta e vado dalle altre ragazze. E sono una più deliziosa dell’altra.

E’ proprio un paradiso questa università, ma per me è di un calore infernale.

“Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com’ io morisse.

E caddi come corpo morto cade.”

“specchio specchio lui cos’è…”
[Afterhours]

La casa di mio cugino è una casa fatta di specchi, l’ultimo arrivato, incorporato in un grosso armadio a ridosso di una porta riflette una stanza ricoperta di vestiti, vedo jeans, magliette, pullover ovunque, sul letto, sulla scrivania, sulle lampade, anche per terra. 4 sono gli elementi attivi: me, Eljas, mio cugino – il nome gli deriva dalle sue origini finlandesi – Siria, la sua ragazza, e Lana, la sua amante. Tutti e quattro insieme a raffigurare un quadretto familiare. Anzi di familiare non ha proprio un cazzo.

E’ una strana sensazione vedere Eljas e Siria come due novelli fidanzati a sbaciucchiarsi e io a guardarmi negli occhi con Lana. Vedo nei suoi intensi occhi nocciola un’intera scala cromatica che va dalla gelosia all’indifferenza. A me Lana piace, è quella che in molti chiamerebbero ragazza facile. Andavamo al catechismo insieme, forse causa della mia inevitabile caduta nelle calde stanze dell’inferno, ma questo è un altro discorso. Dicevo, al catechismo mi piaceva metterle la mano sotto la gonna e quelle prime esperienze con il frutto del peccato mi hanno causato innumerevoli polluzioni notturne nella mia pre-adolescenza. E adesso è li accanto a me, la guardo con malizia. Anche lei è fidanzata. Il pensiero di farmi l’amante di un altro me lo fa alzare all’istante.

Finisce che giochiamo a Risiko. Lana, come una moderna Eva, mi propone un’alleanza che mi sarà fatale. Non esistono alleanze nel Risiko e lo scopro negli ultimi istanti del gioco quando sono costretto a difendermi  dalla sua Armata Nera nel Madagascar con le ultime difese restatimi. Io ho voglia di legarla al letto e scoparmela.

Ho voglia di fumare un po d’erba, lei esce un quadratino color cioccolata dalla tasca. Scaldo e preparo tutto con molta calma, lei mi fissa e io me ne accorgo. La piccola nebbia si spande per la stanza degli specchi e quando è il momento di passare il testimone le dico “eccoti il mio ultimo cannone”, lei ride e finisce di distruggere le mie precarie resistenze sulla grande isola africana.

Stiamo ancora a ridere per un po, mi piace stuzzicarla, e lei mi risponde sempre con una risata  in cui avverto della malinconia e gli occhi sochiusi per il fumo. Quando se ne va mi tocca gli addominali e mi stampa due enormi baci sulle guancie. Bene il più è fatto, so che accadrà, finirà che me la scoperò.

immagine | risiko [particolare] di Damien