Quel sapore amaro al risveglio
Ottobre 11, 2008
La radio gracchia i Clash, Londra chiama e io sono in macchina ad attendere che gli eccessi del party alcolico di ieri sera vadano sbiadendo. Jeans strappati, maglietta Hard Rock cafè di Orlando, Rayban scuri a mascherarmi il viso. La ragazza col vestito a fiorellini che mi attraversa la strada perde più tempo del solito a fissarmi, le sorrido, lei si morde il labbro involontariamente e va via. Doveva essere di corsa la piccola. Non posso farci niente, sarà stato il vestito, ma a me vengono in mente un sacco di brutti pensieri guardando come il vento le alza la veste leggera.

Sono ancora sbronzo, ma non potevo restare a casa, soffro di prurito alle mani quando sto troppo chiuso dentro. La colazione a base di succo di frutta al mirtillo, ribes e uva rossa e la crostata ai lamponi, che Lidia mi lascia sulla finestra ogni sabato è stata un vero toccasana.
La vita cittadina del sabato mattina è quella che preferisco, non posso perdermela per niente al mondo, anche se ancora immerso nei residui della mia sregolata vita notturna. La luce tra i palazzi, il grigiore-sporco-smog di questa città, quegli uomini in orribile giacca verde-oro, i miei Rayban riflessi nello specchietto, è tutto molto eighties.
C’è poca gente per le strade, lo squilibrio del venerdì sera si riflette nella pace del sabato. Gente anziana, gli unici abitanti del sabato mattina, davanti alle chiese o ai supermercati, fa lo stesso. A parte la ragazza col vestito a fiori sono l’unico under trenta in circolazione.
La luce solare di questo caldo autunno colpisce le persone proiettandone una lunga ombra di rimorsi. Stranamente quest’anno l’autunno è meno malinconico del solito e la cosa un po’ mi manca. Sarò l’unico stanco dell’estate?
Attraverso la larga via che mi separa dal cielo, penso alla sera precedente, mi ricordo di Mia, lei si che volevo scoparmela sul serio. Sono le sue curve che mi attirano, si la linea della vita, il sedere e tutto il resto. Ci farei un Gran Premio con le labbra su quelle curve. Poi ride sempre. Una risata forte, difficile che passi inosservata.
Flavio a fine serata dice che è pronta per me. Tra le esalazioni di un po’ d’erba e l’ultima dolce boccata del mio amico Jack Daniel’s gli confesso che la vedrei bene su di me. Facciamo delle sane risate da cameratismo, ma quando torno a casa sono più pensieroso del solito. Nonostante l’ora tarda non ho sonno. Viki è lontana e l’eco della sua voce è ancora presente. Poi mi appaiono due tette, quelle di Mia. Per stasera ho una strana sensazione, devo distrarmi, mi arriva un messaggio di Lidia, vuole improrogabilmente la mia presenza sulle sue finissime lenzuola firmate. Suo marito è uscito a fare la spesa. Ne arriva un altro: “Adesso!”
Beh si Ciao mondo, ciao da un outsider, vengo da fuori blogosfera, vengo da altri mondi, da altri sogni, da altri letti, che poi potrebbero essere i vostri. Generalmente non lascio traccia, se non una indelebile nella mente. Sono come il sole freddo d’autunno sulla pelle, quel tiepido piacere che ti incoraggia quando vedi le foglie cadere. Non so se so amare, ma amo l’amore. Quello folle, imprevedibile. Sono dannatamente felice di una infinita improbabile condizione. Sono triste, dunque lasciatemi affogare su di voi.
immagine | Paris. El semáforo di José Manuel Lucía

Dicembre 18, 2008 at 6:07 pm
[...] di aver capito il motivo del sapore amaro al risveglio. E’ il mio corpo che chiede febbribilmente di evocare i fasti del giorno precedente. Per [...]