È vero, l’atmosfera natalizia, con quel suo caldo tepore di emozioni, più legate al consumo che allo spirto interiore, mi fanno storcere il naso. Però, e c’è un però, neanche io riesco a uscire immune dalla morfinosa temperatura degli ultimi dell’anno. Mi sembra di perdere qualsiasi interesse mefistofelico a vantaggio di un appannato senso di benessere. Saranno le luci, le vetrine corpose, regali e altri ammennicoli vari, o sarà vera magia, ma anche a natale un cattivone come me si sente più buono.

Purtroppo, non tutti sono avvolti da questa calda coperta natalizia, e così mi ritrovo a bestemmiare in tutte le lingue conosciute a Babilonia per la riga che un fottuto bastardo mi ha lasciato sulla macchina. Buon Natale a tutti, tranne uno.

immagine | twas 54 nights before Christmas di Splat Worldwide

Metropolitana [Parte I]

Dicembre 20, 2008

Un breve racconto in pillole veloci e indolori.


La metro della mia città è sempre vuota. Si che è una struttura piccola, e il tragitto che compie è davvero breve, tuttavia la città è molto estesa e durante il giorno si riversa una considerevole quantità di gente, rinchiusa nelle loro scatole con le ruote pronta a imprecare ad ogni fermata, quindi trovo sia veramente stupido la totale incomprensione della città ai quei (pochi) servizi che le sono offerti.
La parola adeguata a descrivere l’atmosfera del piano di sopra è Caos.
Quando scendi giù qualcosa cambia, le piastrelle lucide ti guidano ai cancelli, incredibilmente mai consumati dall’usura, li sorpassi e sei al piano di sotto. Qui è Calma.
In pochi secondi, sento un vento caldo provenire dalla galleria alla mia destra, e comincio ad avvertire lo stridio delle ruote metalliche sui binari.
All’arrivo del treno ho quasi la sensazione di venire travolto da una massa di persone che fuoriescono dalle carrozze. Invece, le porte si aprono e non vi è anima viva. La luce bianca si riflette prepotentemente nei seggiolini blu e nelle impalcature metalliche per sostenersi, rendendo la senzazione di un ambiente asettico, fuori dal mondo.
Mi siedo in un posto adocchiato sin dalla mia entrata sul treno, come se fosse l’unico a disposizione. Le porte si richiudono ed iniziano i normali scossoni del viaggio sotterraneo, ma io sono già seduto, immerso nella musica del mio iPod.
Dovrei scendere tra due o tre fermate, penso mentre osservo la mappa affissa sopra le porte, quando inizio ad avvertire dalle cuffie un suono sordo, una sorta di grancassa suonata in una stanza totalmente insonorizzata. Mentre il rumore aumenta  gradualmente, non riesco a resistere alla tentazione di chiudere gli occhi ed immaginarmela di fronte a me...

immagine | Going Underground di Monster.

Atto I

…come se la notte diventasse giorno…

Credo di aver capito il motivo del sapore amaro al risveglio. E’ il mio corpo che chiede febbribilmente di evocare i fasti del giorno precedente. Per quanto un vortice attanagli ancora la mia testa, riesco a far affiorare alcuni dei momenti del party di ieri sera.
Le prime immagini sono capelli femminili. Visti in ogni colore, taglio e acconciatura, in realtà, poche, le donne della mia zona sono un pò ordinarie in questo tema.
Dopo viene l’alcool, sangria, il mio amico gin lemon, e quello di George Clooney, quello del “no Martini, no party“, anche se a fine serata ci ricordiamo di non averne toccato neanche una goccia, tenuto nel suo segretissimo nascondiglio. Scusa George.
Abbiamo anche un gelido ghiaccio a cuoricino, che immagino ideale in momenti piccanti.
Poi soldi, neanche tanti per la verità. Pile di monetine, opache come il presente di questa nazione, accerchiano il tavolo di Baccarà.
Alexia che mi siede accanto continuando il flirt estenuante della volta precedente, pieno di provocazioni e doppi sensi.
Lei e sua sorelle, maliziose nello sguardo e dalle battute taglienti fino allo sfinimento, mi dicono che assomiglio al protagonista di Twilight. Non ho visto sto film, ma già mi sta sui coglioni.
Una stanza buia, dove una ragazza autoproclamatasi dj, improvvisa prima una piccola discoteca casalinga con un incredibile numero di passere, e poi un ipotetico incontro a tre, con due ragazzi. Questa la versione dei due, credibile al 30%.
Io, Mia e Lily, viziati dagli alcolici, sempre pronti a prendere in giro il malcapitato di turno, attratto dalle attenzioni delle due belle ragazze, ben disposto persino alla situazione di soggezione, pur di rimanervici accanto.
E poi luce, luci, potenti neon bianco pallido, tenui abat-jour e luci intermittenti di natale, come se la notte diventasse giorno.

***

Atto II

C’è più buio nella luce

E adesso l’amarezza del giorno dopo, quella del lento, graduale, ritorno alla vita quotidiana. Quella diurna.
Decido di fare un giro in macchina, come sempre in queste giornate. Nuvole in cielo, e luce sempre più fioca. C’è più buio nella luce.
La città si colma caoticamente come un covo di vespe, tutte intente nella ricerca del fior più splendente, del nettare più conveniente.
Il grosso motore della BMW che ho sotto il culo soffre terribilmente le lunghe code ai semafori, io inganno l’attesa nell’osservazione dell’ambiente circostante.
Una moltitudine affolla i negozi, gli spazi avanti le vetrine, i bar e soprattutto le strade di questa-

“ci si fotte allegramente, come se fosse niente”, canta il Vasco alla radio. Il giusto spirtito natalizio.

-fottuta città.
Nuvolette di vapore sbuffano dalla bocca della gente seduta ai tavoli del bar più trendy della zona, parcheggio e mi avvicino, bastano pochi metri di distanza e mi accorgo che c’è più freddo in quest’ambiente che sul gelido ghiaccio a cuoricino. Intanto credo di esser giunto al dubbio emblematico e vitale della mia giornata: aperitivo?

immagine | We Eat Light di B Tal

questo è il titolo

Dicembre 13, 2008

Scritta di getto, in piena euforia alcolica.

non tanto vicino, ma lì per lì
c’è un posticino carino, è venerdì
una caverna oscura, ma non fa paura
un oste saccente dal fare suadente
ti invita ad unirti alla tavola bandita
la birra scorre a fiumi, le pance si gonfian
io me ne compiaccio e un altro malto mi assaggio

immagine | Amber – close-up of a glass of beer di net_efekt

Quello che vuoi vedere

Dicembre 11, 2008

Ci sono momenti in cui ti fermi a pensare e ti stupisci sul perché pensi a te in terza persona singolare. Come soggetto, e al tempo stesso autore, di una storia particolare, unica, degna di gioie e di dolore come tante altre. Tante viste al cinema, ma tante altre viste nella vita quotidiana.
E poi ci sono questi momenti. Come se la pellicola rallentasse, o la pagina si allungasse parola dopo parola, o, come in questo caso, una finestra sulle nuvole in attesa di nuovi imput.
C’è un motivo per una sequenza del genere? Se fossi io il regista credo risponderei di si. Senza di essa infatti, non potresti mai chiarire a te, regista, attore, e spettatore, qual è la prossima scena che vuoi vedere.

immagine | S. Nicola di Varano (FG) – agosto duemilaotto di .nientedipiu.

trip emblematico

Dicembre 3, 2008

Stanotte mentre tornavo in auto fantasticavo chiedendomi fra me: se dicessi a mio padre che mi frequento con la nipote di un boss, come la prenderebbe?

Sarebbe difficile immagino.

immagine | Uscio di marumaru70

nn xdmc d vst

Dicembre 2, 2008

- ci sentiamo dopo
- dopo quando?
- dopo…