Atto I

…come se la notte diventasse giorno…

Credo di aver capito il motivo del sapore amaro al risveglio. E’ il mio corpo che chiede febbribilmente di evocare i fasti del giorno precedente. Per quanto un vortice attanagli ancora la mia testa, riesco a far affiorare alcuni dei momenti del party di ieri sera.
Le prime immagini sono capelli femminili. Visti in ogni colore, taglio e acconciatura, in realtà, poche, le donne della mia zona sono un pò ordinarie in questo tema.
Dopo viene l’alcool, sangria, il mio amico gin lemon, e quello di George Clooney, quello del “no Martini, no party“, anche se a fine serata ci ricordiamo di non averne toccato neanche una goccia, tenuto nel suo segretissimo nascondiglio. Scusa George.
Abbiamo anche un gelido ghiaccio a cuoricino, che immagino ideale in momenti piccanti.
Poi soldi, neanche tanti per la verità. Pile di monetine, opache come il presente di questa nazione, accerchiano il tavolo di Baccarà.
Alexia che mi siede accanto continuando il flirt estenuante della volta precedente, pieno di provocazioni e doppi sensi.
Lei e sua sorelle, maliziose nello sguardo e dalle battute taglienti fino allo sfinimento, mi dicono che assomiglio al protagonista di Twilight. Non ho visto sto film, ma già mi sta sui coglioni.
Una stanza buia, dove una ragazza autoproclamatasi dj, improvvisa prima una piccola discoteca casalinga con un incredibile numero di passere, e poi un ipotetico incontro a tre, con due ragazzi. Questa la versione dei due, credibile al 30%.
Io, Mia e Lily, viziati dagli alcolici, sempre pronti a prendere in giro il malcapitato di turno, attratto dalle attenzioni delle due belle ragazze, ben disposto persino alla situazione di soggezione, pur di rimanervici accanto.
E poi luce, luci, potenti neon bianco pallido, tenui abat-jour e luci intermittenti di natale, come se la notte diventasse giorno.

***

Atto II

C’è più buio nella luce

E adesso l’amarezza del giorno dopo, quella del lento, graduale, ritorno alla vita quotidiana. Quella diurna.
Decido di fare un giro in macchina, come sempre in queste giornate. Nuvole in cielo, e luce sempre più fioca. C’è più buio nella luce.
La città si colma caoticamente come un covo di vespe, tutte intente nella ricerca del fior più splendente, del nettare più conveniente.
Il grosso motore della BMW che ho sotto il culo soffre terribilmente le lunghe code ai semafori, io inganno l’attesa nell’osservazione dell’ambiente circostante.
Una moltitudine affolla i negozi, gli spazi avanti le vetrine, i bar e soprattutto le strade di questa-

“ci si fotte allegramente, come se fosse niente”, canta il Vasco alla radio. Il giusto spirtito natalizio.

-fottuta città.
Nuvolette di vapore sbuffano dalla bocca della gente seduta ai tavoli del bar più trendy della zona, parcheggio e mi avvicino, bastano pochi metri di distanza e mi accorgo che c’è più freddo in quest’ambiente che sul gelido ghiaccio a cuoricino. Intanto credo di esser giunto al dubbio emblematico e vitale della mia giornata: aperitivo?

immagine | We Eat Light di B Tal

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