Della serie trip collettivo…

Dentro la valigia del viaggiatore c’è: un PACCHETTO DI SIGARETTE, un ACCENDINO, per accenderle ovviamente, SPAZZOLINO e DENTIFRICIO, perchè è meglio avere l’alito fresco, STUZZICADENTI e GOMME DA MASTICARE, un kit completo, una persona ordinaria, no vi sbagliate, ecco apparire il primo vizio, 10 EURO DI MARIA, maria… questo è doping, un CAVALLO dopato, un cavallo in JEANS però, con stile, che fa uno SHAMPOO alla consistente criniera vellutata aiutandosi con una morbida LINGUA DI PELLICANO, poi la asciuga con un PHON, il ROSSETTO per le notti più focose, un POSACENERE per quelle solitare, una CODA DI GATTO, per quelle più estreme, una BIC BLU per mascherare il tutto.

Dimenticavo, una CARTA D’IDENTA’, per ricordarsi ancora chi è.

immagine | A Sailor’s Suitcase di Bob AuBuchon

Metropolitana [Parte II]

Gennaio 23, 2009

Un breve racconto in pillole veloci e indolori.


Segue dal Primo Capitolo.

Un rumore assordante, sempre più acuto e confuso, come se una montagna di oggetti metallici piovesse sul treno. Quando sembra raggiungere il suo apice, tace e lascia il posto a un sibilo prolungato quasi impercettibile, è lo stridio dei freni. Apro gli occhi ed eccomi in una stazione, appena apertesi le porte scivolo via dalla metro. Un attimo dopo il treno è già fuggito via portandosi con se il suo strascico di rumori ferrati.

E’ inusuale quello che mi circonda, non sono un assiduo frequentatore della metropolitana, tuttavia quello che è ho attorno non ha per niente l’aspetto delle altre stazioni che ho già utilizzato. L’unica analogia con la mia partenza è che anche qui non vi è anima viva. Magari è una fermata che non ho mai preso mi dico, e imbocco la galleria che porta al piano superiore.
La lunga serie di mattonelle lucide che mi circonda è così anonima, il tipico ambiente da ospedale, bagni pubblici, o stazione metropolitana appunto.
I vari cartelloni pubblicitari affissi alle pareti mi bombardano di messaggi tanto che quando finisco il corridoio mi sento sollevato. Ma è un solievo effimero dato che girato l’angolo eccomi di fronte l’inizio di un corridoio identico al precedente. Allungo decisamente la mia andatura, non mi va di sorbirmi una nuova serie di messaggi pubblicitari. Mi è comunque inevitabile volgere lo sguardo verso alcuni dei cartelloni. Telefonini, carte di credito, prestiti, creme di bellezza… Sono identici a quelli del corridoio precedente. Sul mio iPod scorre 10.000 Days dei Tool. Inizio praticamente a correre tendendo il tempo della canzone e quando svolto nuovamente l’angolo ecco apparirmi un nuovo corridoio. Identico, in ogni suo particolare, ai due già percorsi. Mi sembra di essere rinchiuso in un labirinto. Continuo la mia corsa e quasi non mi stupisce il fatto di trovare un nuovo corridoio dalle fattezze simili ai precendenti. Più che un labirinto adesso inizia a sembrarmi tutto un unico lungo corridoio dalla forma perfettamente quadrata. Dopo circa 5 minuti percorsi in direzione dell’uscita, il fiato inizia a farsi più pesanti e una insistente sensazione di claustrofobia si insinua lentamente dentro la mia pelle.
Decido dunque di tornare indietro, alla stazione. Inizio così a percorrere l’ultimo corridoio quando mi accorgo che sulla destra v’è una porta metallica, di quelle con la sbarra che si aprono solo da un lato. Fortunatamente il mio.
Incontro un nuovo corridoio, poco diverso da quelli già incontrati, senza affissioni alle pareti, poi delle scale malamente illuminate le scendo. Finalmente vedo una scritta nella parete bianca che ho di fronte, Come a little closer

come-a-little-closer

immagine in alto | London Underground II di Andy Gosling

trip onirico

Gennaio 19, 2009

E’ da un po di tempo che mi chiedo se sono l’unica persona che quando vede la televendita di una nota casa produttrice di materassi, si ritrova in uno stato di forte attrazione alla luce fredda della tv, come rapito in un evidente stato inebetito. Mi riferisco in particolare alle scene in cui le due attrici nei panni delle finto-mogli-molto-baldracche, in provocante sottoveste bianca, accarezzano, con abbondanti primi piani sulle mani (nonostante l’occhio cada inevitabilmente sulle vistose scollature), l’efficentissimo materasso, racchiuso nell’esclusiva trapunta impreziosita dalla lana Merino per il lato invernale ed dal freschissimo Lino per il lato estivo.

C’è qualcosa di subliminare nei gesti o di altamente erotico nello sfregare le mani sul letto, fatemi capire…

immagine | Piume… di mareluna 99

Cara blogosfera

Gennaio 17, 2009

Un’analisi leggera leggera del fenomeno.

Cara blogosfera, sai inizio un po’ a capirti.
Mentre osservo le varie forme del racconto quotidiano di alcune persone, mi accorgo che in te c’è un nuovo universo. O mondo, o realtà, come la si preferisce chiamare. Anzi, ve n’è più d’uno.
C’è l’universo personale del singolo, di cui curiosamente e morbosamente siamo interessati, alla cui esperienze private frivole o particolari si è per qualche motivo dipendenti.
C’è poi la relazione che si viene a formare tra l’autore e il suo lettore, impersonale, tranne alcune eccezioni, nel caso del primo; implicitamente dipendente, nel caso del secondo.
Infine, si aggiunge un terzo mondo, ovvero, la comunità che si viene a formare attorno ad uno o più blog, fatta di amicizie nate dal secondo universo, sviluppatesi in modo spontaneo, dal continuo contatto tra i singoli.
Beh, è innegabile che in ciò ci sia qualcosa di veramente innovativo, tuttavia, credo che questo tipo di relazione non può sostituire del tutto la tradizionale esperienza del mondo, ne verrebbero meno alcuni tratti fondamentali dell’approccio umano.
Soprattutto uno, quello che credo sia il calore della comunicazione stessa.
Ma tu, cara blogosfera sei un fenomeno giovane e di una cosa sono davvero sicuro, sei inarrestabile.
Come cambia la comunicazione…

Interludio

Gennaio 13, 2009

Un attimo di pausa tra la confusione.

Il fatto che io metta in sottofondo della musica rilassante per scrivere in questo blog, o in questo posto, come lo chiamo io, la dice lunga sui benefici che ne traggo utilizzandolo.
Per esempio, adesso ascolto Superstar dei Sonic Youth e tutto è calmo in me. Rallento il battito davanti al portatile e penso cosa aggiungere sulla pagina bianca che ho di fronte.
A volte ho tante idee per la testa, e più mi scervello nella ricerca del bandolo di una matassa di pensieri, meno raggiungo l’obiettivo prefissatomi. Altre volte, invece le parole acquistano sempre più voracemente spazio sulla pagina, come se fluissero da se.

Ecco, un interludio è una di queste.

immagine | desert sofa di luig y

Rubo la battuta alla concorrenza: – true.

Ritorno a casa

Gennaio 10, 2009

Ovvero, un momento in cui penso.


Bianco. Una linea bianca. L’infinita linea bianca sotto di noi procede ondeggiando. O meglio, è l’automobile che la taglia continuamente nella grande strada maestra di una zona lussosa della città.
I palazzi che ne delimitano l’ampiezza ricordano una ostinata e nobile virilità che oggi magari non c’è più.
Ma ciò che conta in questo momento è la strada.
Sarebbe oppurtuno fermarsi. Ad accontentare la nostra richiesta di una lunga e meritata sosta, ecco apparire tre ricche birre dall’aspetto nordico e forzuto.
L’equilibrio alcolico è precario. E’ noto a molti, nei giri che frequento. Come noto facilmente la scena di una caliente bruna barcollante, che già mi immagino focosa e pretenziosa sul suo letto a chiedermi di sbatterla con possenza. Tutta carne infuocata, ideale nel pungente freddo invernale. Ma non credo che oggi sia la serata giusta, ecco subito, infatti, il gracile ragazzetto che in tanti preferiscono dire che deve tanto a papà.
Non che mi consideri meglio, va bene così. Oggi a te, domani a me.

Passiamo parte della serata a parlare di un viaggio in Olanda con poca convinzione, una riunione straordinaria è d’obbligo per sistemare la faccenda. Ma non è serata per discussioni serie. Si, perchè andiamo a casa di un’amico nei paraggi a farci due grasse risate con due grassi cannoni e la serata scorre lentamente come le lente vibrazioni del basso che mi trovo a strimpellare.

E’ quando salgo in macchina che mi accorgo di un curioso particolare. La linea sull’asfalto non ondeggia più. E’ doppia.

immagine | Road light blurred in traffic 4 di jimmedia

Anno nuovo, vita nuova

Gennaio 9, 2009

Della serie, dobbiamo per forza trovare nuovi propositi per l’anno che è appena iniziato?

Sapete che vi dico, stavolta da tali elucubrazioni mi smarco, tanto so già che, anche sforzandomi, non riuscirei a trovare qualcosa di diverso dall’ordinario “esser più buono”, “studiare di più”, “trovarmi un occupazione”, ecc. Oltretutto, di conseguenza secondo me, bisognerebbe anche trovare delle buone motivazioni a detti propositi, e ciò sarebbe un lavoro molto più pesante. Si aggiunge il fatto che dobbiamo metterci subito in moto per attuare ciò che ci siamo proposti. Naa…

Posso dire di sicuro che ho iniziato l’anno in maniera molto, molto, pigra. Auguri a tutti, con un po di ritardo, ma dato il tema del post, ci può anche stare. ;D