Ritorno a casa
Gennaio 10, 2009
Ovvero, un momento in cui penso.

Bianco. Una linea bianca. L’infinita linea bianca sotto di noi procede ondeggiando. O meglio, è l’automobile che la taglia continuamente nella grande strada maestra di una zona lussosa della città.
I palazzi che ne delimitano l’ampiezza ricordano una ostinata e nobile virilità che oggi magari non c’è più.
Ma ciò che conta in questo momento è la strada.
Sarebbe oppurtuno fermarsi. Ad accontentare la nostra richiesta di una lunga e meritata sosta, ecco apparire tre ricche birre dall’aspetto nordico e forzuto.
L’equilibrio alcolico è precario. E’ noto a molti, nei giri che frequento. Come noto facilmente la scena di una caliente bruna barcollante, che già mi immagino focosa e pretenziosa sul suo letto a chiedermi di sbatterla con possenza. Tutta carne infuocata, ideale nel pungente freddo invernale. Ma non credo che oggi sia la serata giusta, ecco subito, infatti, il gracile ragazzetto che in tanti preferiscono dire che deve tanto a papà.
Non che mi consideri meglio, va bene così. Oggi a te, domani a me.
Passiamo parte della serata a parlare di un viaggio in Olanda con poca convinzione, una riunione straordinaria è d’obbligo per sistemare la faccenda. Ma non è serata per discussioni serie. Si, perchè andiamo a casa di un’amico nei paraggi a farci due grasse risate con due grassi cannoni e la serata scorre lentamente come le lente vibrazioni del basso che mi trovo a strimpellare.
E’ quando salgo in macchina che mi accorgo di un curioso particolare. La linea sull’asfalto non ondeggia più. E’ doppia.
immagine | Road light blurred in traffic 4 di jimmedia
