Knocked Up

Marzo 24, 2009

Mentre ascolto una canzone…

Partirò portandomi dietro solo lo stretto necessario. Lasciandomi alle spalle tutti quei brutti sogni. Intraprenderò nuove strade che mi allontaneranno dalla pazzia. Mi allontanerò dall’idea di essere un unico amante.

Quando gli echi riporteranno la mia mente a casa, ai visi splendenti della mia fanciullezza, mescolerò le lacrime alle risate. Saranno acqua preziosa per le mie radici. Più lunghe riuscirò a tessere e più sarò affamato di raggiungere il cielo.

Quando il sole splenderà alto nel cielo dovrò sentire forte la vitalità in me e non smettere di tendere in avanti. Come un lottatore affronterò il vento. Mi piegherò sotto la pioggia ma mai mi spezzerò. Quando calerà la notte sarò il faro di tutti quelli che hanno perso la luce.

E se mai lungo la via incontrerò la signora follia o il freddo eterno, l’affronterò a testa alta, armato di scarpe e valigia. Pronto ad un nuovo viaggio.

immagine | on the road di Epicuro.

Meraviglioso

Marzo 16, 2009

“Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato il mare eh!
Tu dici non ho niente. Ti sembra niente il sole!
La vita, l’amore. Meraviglioso…”

Meraviglioso – Domenico Modugno

E’ meraviglioso, nel senso che porta stupore, quanto una canzone influenzi il tuo comportamento.
Mi spiegherò brevemente.
Semaforo di una zona agiata della città. Tipica notte invernale. Un povero mendicante patisce il freddo miseramente tentando di cavarci qualcosa dai suoi ruvidi fazzoletti. La maggior parte degli automobilisti non degna neanche di uno sguardo il mendicante.

Notte A
Tempo fa ascoltavo Enter Sandman dei Metallica, al solito incrocio intravedo il mendicante e inizio a sperare che scatta il rosso. Vedendo che ciò non accade mi fermo in una posizione che mi permetta di andare avanti e “fregare” in un certo senso il pover uomo.
Anche quando costui mi si è piazzato accanto preferisco osservare un punto fisso indefinito del mio parabrezza piuttosto che guardarlo in faccia. La sensazione è frustrante. Come se sia fallito qualcosa in un determinato piano.

Notte B
Stesso incrocio, medesima situazione della notte A. Poche macchine, vento tagliente e il solito uomo dei fazzoletti. Stavolta alla radio fanno Meraviglioso di Domenico Modugno.
Mi avvicino come al solito lentamente alla macchina che ho davanti, temporeggiando con le dita sul cassettino delle monete.
Quando il mendicante mi è giunto accanto, sarà stata una nota, o una parola, o la sua espressione, gli ho dato qualche spicciolo. Il suo sorriso valeva qualsiasi parola.
La senzazione che ne traggo infine è del tutto piacevole. E’ un’azione che consiglio vivamente.

Atto III

Freddo, estremamente freddo è il cuore della notte.
La città ha succhiato ogni energia ai suoi abitanti, essi adesso dormono, sognando futuri basati principalmente sulla possibilità della fortuna. Nell’ombra della notte si riversano branchi di cani, ormai coloni di una nuova frontiera. Agli uomini la luce, ai cani l’oscurità.
Mi separo dalla pantera nera, compagna del buio, quando sento dei passi alle mie spalle.
Sento una voce.
La ricollego ad un volto, è Marcelo, il mio vicino di casa, più di una volta ci siamo beccati in cortile intenti a scambiare affettuose attenzioni con la donna di turno o a fumare qualcosa in compagnia, ma mai niente al di là dei saluti.
Pochi convenevoli, come al solito, però stavolta mi chiede se ho un frienz da condividere. Sto per dirgli di no, poi ci ripenso, per un frienz c’è sempre tempo. E poi voglio conoscere bene sto Marcelo.
Salgo su un attimo e prendo il necessario, lui è già pronto in macchina.
Marcelo è il fratello di una mia ex compagna di classe, Milù. Lei, universitaria fuori città; i genitori, professionisti, seri e abbienti; lui invece, pecora nera della famiglia, sempre immischiato in giri poco conformi ad un abitante del mio quartiere. Ma dove sembra che vi sia più pulizia, poco sotto la superficie, ecco che trovi la polvere.
Nella mia città ogni zona nasconde un brulicante sottobosco, una foresta di Sherwood ricca di briganti e abitanti tipici della notte che io chiamo i Vampiri, spesso mi sono chiesto se anch’io faccio parte di questa categoria.
Comunque, l’informazione che ho sul conto di Marcelo è che sia molto rispettato nei dintorni.
In macchina non fa altro che confermare le voci su di lui: finiamo infatti per parlare per giri di droga, fughe dalla polizia e su quanto sia difficile restare sulla “retta via”. Però in fondo mi sembra un outsider come me, qualcuno a cui vengono proposte delle regole difficili da rispettare.
La falce grondante di sangue, costituita dalla luna rossa in cielo, si riflette nel mare inqueto.
- Se non hai nulla da perdere, hai tutto da aggiungere – mi dice mentre iniziamo a fumare.
- C’è sempre qualcosa da perdere – gli rispondo – la stima dei genitori, un amicizia, un amore. Il rispetto…
- Quello è importante…
- Il rispetto per te stesso.
L’attimo di silenzio mi da il segnale di cambiare argomento. Gli parlo della quantità di ragazze presente all’hotel Baia, lo vedo interessato. Li è la novità che fa da attrazione.
Sulla via del ritorno mi dice:
- Lo vedo dai tuoi occhi che hai qualcosa di strano anche tu…
- I miei occhi sono solo un po arrossati dall’erba – gli rispondo
- Si… – mi dice in un ghigno.
Quando torniamo mi fa vedere le sue bambine.
Due mini moto impolverate nel fondo di un garage, gli passa uno straccetto e le vedo luccicare nei suoi occhi.
In fondo ha ancora vent’anni.

E’ vero, ha così tanto da aggiungere. Nel bene e nel male.

immagine | moon lighthouse di jamesr0012

Interludio (Bukowski)

Marzo 8, 2009

“Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri”.

Charles Bukowski

Atto II

L’interno dell’hotel Baia è sempre lo stesso, come l’inferno, ogni piano con i suoi diavoli e i suoi dannati, il tutto però nella sua monotona struttura. Ovvero, nessun cambiamento tra un piano e l’altro. Se non fosse per le facce della gente che ci sta.
Il secondo piano per esempio, da dove entriamo sempre io e perditempo, non ha facce, le porte sono sempre chiuse. Si ha quasi l’impressione che quelle stanze sono deserte, ma sono sicuro che se mi mettessi ad origliare, sentirei anche il minimo rumore di una qualsiasi inimmaginabile attività.
Mentre aspettiamo l’ascensore sentiamo qualcuno cantare accompagnato da una chitarra, esibendosi in un  orribilante ballata  per le scale dell’hotel. Sembra proprio che il terribile duo proceda nella nostra direzione, ma siamo fortunati, perchè l’ascensore apre le sue porte appena in tempo, prima di un qualsiasi incontro del terzo tipo.
Darmian ci aspetta nella sua camera, ci avvisa subito che al piano di sotto è in atto un festino alcolico con un bel gruppetto di fanciulle. Flavio è con Alexa, dovrebbe arrivare tra un po.
L’idea delle fanciulle sembra allettante, ma io e perditempo non siamo in vena di festini alcolici. Propongo dunque di far salire qualche ragazza, ed ecco immediatamente Flavio arrivare con Alexa, sua sorella e una ragazza che ho già visto in giro per l’hotel.
Alexa è brilla e dopo due tiri di erba inizia a ridere, sua sorella Selina è perennemente colpita dalla sensazione di sbroccare tutto quello che ha bevuto, l’altra, che credo si chiami Demi, rimane più silenziosa, ma anche in lei noto le guancie rosse dal vino.
Iniziamo così un Poker Texas Hold’em con fiches e commentatore in diretta. Lo strip-poker lo rimandiamo alle più caldi e profiche estati.
Stranamente, vinco tutto. I ricordini lasciati dai piccioni sulla mia macchina avranno avuto una qualche influenza positiva.
Una volta terminata la partita Alexa e sua sorella mi si siedono ai fianchi, iniziando ognuna un discorso diverso. Una miriade di parole e suoni inizia a vorticare sempre più velocemente nella mia testa.
Alla fine di tutto ciò le sento concludere da una parte:
- Sei veloce sono nel gioco, vero?
e dall’altra:
- Hai gli occhi verdi?
Posso reggere una simile situazione per un quarto d’ora, massimo mezz’ora, fortunatamente perditempo mi implora di tornare  a casa che s’è fatto tardi.
Quando saluto le ragazze lo sguardo di Alexa sembra dirmi “perchè mi tratti così male”, mi verrebbe da rispondere che è così che va la vita, hasta la vista, baby!
Immagino dunque che la serata sia quasi al termine. Invece il goloso perditempo mi propone un’ultima dolcissima sosta al laboratorio notturno di una pasticceria.
Da segnalere, nel cammino, una donna che mi si piazza davanti con l’auto guardandoci con lo sguardo perso in chissà quale universo, che poi riparte, come se nulla fosse.
Non abbiamo il tempo di ridere, che siamo già arrivati. Lì, nel posto dove lavorano gli uomini della farina.
Non rivelerei neanche sotto tortura l’indirizzo di quel luogo, anche se la visione dei tre grassi uomini che preparano i vari dolciumi mette davvero di buon umore. Ci girerei uno di quegli spot del mulino del cazzo.
Soddisfiamo la fame chimica adeguatamente e perditempo mi dice che ingrassano con l’odore. Gli credo sulla fiducia. Anche lui deve averne sniffata un po di quell’aria.
Accompagnarlo a casa e rincasare è una routine che potrei fare anche bendato.
Mentre chiudo la portiera della macchina, sono quasi certo che la notte abbia fatto quasi il suo corso, quando ecco apparirmi un ultimo, inaspettato, incontro…

Continua…

immagine | EXIT di allora2euro