La notte dei pazzi viventi III
Marzo 11, 2009

Atto III
Freddo, estremamente freddo è il cuore della notte.
La città ha succhiato ogni energia ai suoi abitanti, essi adesso dormono, sognando futuri basati principalmente sulla possibilità della fortuna. Nell’ombra della notte si riversano branchi di cani, ormai coloni di una nuova frontiera. Agli uomini la luce, ai cani l’oscurità.
Mi separo dalla pantera nera, compagna del buio, quando sento dei passi alle mie spalle.
Sento una voce.
La ricollego ad un volto, è Marcelo, il mio vicino di casa, più di una volta ci siamo beccati in cortile intenti a scambiare affettuose attenzioni con la donna di turno o a fumare qualcosa in compagnia, ma mai niente al di là dei saluti.
Pochi convenevoli, come al solito, però stavolta mi chiede se ho un frienz da condividere. Sto per dirgli di no, poi ci ripenso, per un frienz c’è sempre tempo. E poi voglio conoscere bene sto Marcelo.
Salgo su un attimo e prendo il necessario, lui è già pronto in macchina.
Marcelo è il fratello di una mia ex compagna di classe, Milù. Lei, universitaria fuori città; i genitori, professionisti, seri e abbienti; lui invece, pecora nera della famiglia, sempre immischiato in giri poco conformi ad un abitante del mio quartiere. Ma dove sembra che vi sia più pulizia, poco sotto la superficie, ecco che trovi la polvere.
Nella mia città ogni zona nasconde un brulicante sottobosco, una foresta di Sherwood ricca di briganti e abitanti tipici della notte che io chiamo i Vampiri, spesso mi sono chiesto se anch’io faccio parte di questa categoria.
Comunque, l’informazione che ho sul conto di Marcelo è che sia molto rispettato nei dintorni.
In macchina non fa altro che confermare le voci su di lui: finiamo infatti per parlare per giri di droga, fughe dalla polizia e su quanto sia difficile restare sulla “retta via”. Però in fondo mi sembra un outsider come me, qualcuno a cui vengono proposte delle regole difficili da rispettare.
La falce grondante di sangue, costituita dalla luna rossa in cielo, si riflette nel mare inqueto.
- Se non hai nulla da perdere, hai tutto da aggiungere – mi dice mentre iniziamo a fumare.
- C’è sempre qualcosa da perdere – gli rispondo – la stima dei genitori, un amicizia, un amore. Il rispetto…
- Quello è importante…
- Il rispetto per te stesso.
L’attimo di silenzio mi da il segnale di cambiare argomento. Gli parlo della quantità di ragazze presente all’hotel Baia, lo vedo interessato. Li è la novità che fa da attrazione.
Sulla via del ritorno mi dice:
- Lo vedo dai tuoi occhi che hai qualcosa di strano anche tu…
- I miei occhi sono solo un po arrossati dall’erba – gli rispondo
- Si… – mi dice in un ghigno.
Quando torniamo mi fa vedere le sue bambine.
Due mini moto impolverate nel fondo di un garage, gli passa uno straccetto e le vedo luccicare nei suoi occhi.
In fondo ha ancora vent’anni.
E’ vero, ha così tanto da aggiungere. Nel bene e nel male.
immagine | moon lighthouse di jamesr0012
