Inaspettato
Giugno 15, 2009
I’m gonna love you, till the heavens stop the rain
Im gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I
I’m gonna love you, till the heavens stop the rain
Im gonna love you
Till the stars fall from the sky for you and I

La luce invade gli oggetti della cucina, cancellandone ogni ombra. E’ una luce bianca, prepotente e accecante, che risalta la bicromaticità della mobilia, l’azzurro lucido del tavolo, l’ammiccante argento del frullatore. Mi muovo scattoso mentre canticchio la canzone dei Doors in sottofondo. Il guscio dell’uovo tra le mani si rompe in due parti esatte, il contenuto scivola sulla padella calda. Appena il viscido miscuglio entra in contatto col metallo, il fragorio e l’odore si spargono. Il guscio si congiunge ai suoi simili, inutile protezione qual era. Suoni e colori sanno di buono, d’antico. Verso il succo rosso vivo nel bicchiere, ne bevo un sorso. La lingua schiocca sul palato. Raccolgo la pancetta sul tagliere e con l’aiuto del coltello la verso nella padella rovente. Sul tavolo, un piatto bianco aspetta di sporcarsi, lo accompagno con posate, bicchiere, succo d’arancia e un fazzoletto verde. Poggio tutto con cura, ma le mie mani hanno un leggero tremito.
Con un movimento deciso mescolo le uova alla pancetta, aggiungo il pepe e un dito di vino bianco. Sento il bisogno crescere, la fame farsi più insistente.
Quando la frittata è pronta la giro due tre volte in padella, poi travaso tutto sul piatto. E’ li quando ogni procedimento è ultimato, quando la routine si è completata che ho il crollo. Cado giù sulle ginocchia e inizio a piangere.
