Piano sequenza

settembre 26, 2010

Esco di casa, sono preoccupato. Spero di non incontrare Lidia, la schizzofrenica moglie del vicino. Le scale sono un percorso tortuoso irto di pericoli (o incontri). Tutto però sembra filare per il meglio, quando sento dei passi precedere i miei, nel momento in cui le nostre rampe coincidono riconosco l’Avvocato salire con passo affannato, carico di roba come un mulo. Mi vede e si ferma, nell’attesa di un mio cenno.
Come tutte quelle volte che il tuo percorso incontra quello di un’altro e già un kilometro prima inizi una serie di finte e controfinte sul marciapiede sapendo già in partenza che andrai inevitabilmente a scontrarti con la tua nemesi momentanea. Magari è l’inconscio a portarci all’incontro.
Per evitarlo stavolta preferisco fermarmi anch’io e pronunciare con tono mellifluo: “Cosa fa mi da la precedenza?” e il poveretto, con altrettanta voce melliflua: “A lei sempre!”. Soddisfatto per tutta quella ridondanza di galanteria, accenno un saluto e mi ritrovo nell’atrio del palazzo.
La giornata è ancora calda, c’è poca gente in giro, ma una leggera brezza smuove le fronde degli alberi della piazzetta, donando leggerezza a tutta la scena.
Lei è sempre li, all’interno del negozio dove lavora, cerco di incrociare il suo sguardo come sempre, ma è assorta nei suoi pensieri, o forse lamenta a se stessa che non ha mai un incontro talmente interessante da illuminarle la giornata.
Passo oltre, le insegne sgargianti richiamano i miei occhi, illuminano la meta. Più mi avvicino al supermarket e più sento crescere la domanda “cosa cazzo comprare?”
Le porte si aprono prima che il mendicante possa proferire richiesta e la rilassante musichetta da supermercato mi avvolge completamente togliendomi qualsiasi timidezza da consumatore inesperto. Ogni prodotto è posto ad aspettarti. Tutto passa dalle tue mani invogliandoti all’acquisto. L’erba ha fatto effetto.
Percorro viali di prodotti con il mio carrellino dotazione single. Il più richiesto nel supermercato. Incontro confezioni di carne e poi belle studentesse indecise nelle loro miniporzioni di sughi già pronti. La mia mano prende la pancetta. Una signora anziana mi chiede di aiutarla nella sua ricerca. Le do strane indicazioni. Inizio ad esaltarmi appena mi trovo di fronte all’intero scaffale delle birre. Vado per la Tuborg in offerta. La ragazza ha un sedere niente male. Le uova, le uova, le uova… Uno dopo l’altro i prodotti si ammassano nel mio carrello quando vengo trasporto dalla folla alle casse. Gli anziano fanno i soliti impropreri per la pecunia delle casse aperte. Sentito il malcontento girondino della clientela, la direzione, Sua santità, il Prefetto, o il semplice buon senso, portano all’apertura di una nuova cassa accanto alla mia fila, con passo sicuro mi avvicino ma vengo preceduto da un signore e sua figlia, o forse sua nipote. Mentre li ho di fronte operaranti sulla loro spesa mi accorgo che la ragazza non è poi così giovane come m’era parso, o forse si, però in lei c’è qualcosa che non va. Magra come un chiodo con i capezzoli piccoli e turgidi che spiccarano sull’esigua maglia elastica che li copre. Le braccia sono sottilissime, le scapole perfettamente visibili. L’anoressica e compagno ci mettono troppo tempo a levarsi dai coglioni, ma il sorriso della mia cassiera preferita toglie in me qualsiasi risentimento. Procedo al mio acquisto scambiando qualche breve convenevole con Lentigini, proprio perché ho il desiderio di portarmela a letto.
Il mendicante sta alla porta ad aspettarmi, ma sono troppo distratto dalle mie fantasie sessuali con la rossa per degnarlo di uno sguardo. Sul marciapiede l’anoressica alza la voce al suo uomo e i sui capezzoli sono sempre lì duri e aggressivi come le parole della donna. Il negozio è chiuso, nessuno sguardo da cercare. Mi avvicino al perimetro di casa mia, salgo le scale non curante degli incontri.

Arrivo a casa, soffice ambiente familiare, apro le buste, cazzo non ho preso il pane.

immagine | supermarket 70774 di s.alt

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