Spazi siderali
Giugno 24, 2009

Un mese è già passato. Veloce come il treno che parte senza di te. Provi a corrergli dietro, ma tutto è inutile. Scivola il mese tra crisi e distrazioni. I giorni cadono come coriandoli colorati, ognuno un suo colore, leggeri e senza direzione come solo la vita può essere.
Un mese è già passato. I giorni pesano come macigni. Paure e timori ad intervalli. Lo stare insieme. Il cogliere l’attimo. Il profumo del caffè. Ogni cosa acquista un significato nuovo e profondo. Il sacro si mescola al profano.
Lei, è una figura astratta per me. Il suo nome mi riecheggia l’infanzia. Un’immagine, una frase. La strada. Il ricordo ad ogni parola di chi mi incontra. I silenzi ricchi di significati che comprendo a stento. Impressioni su di me, sugli altri, su ciò che ci circonda. Su quest’ermetismo che non mi permette di esprimere parole semplici e dirette, ma credo sia il miglior modo di comunicare con lei, con la mia coscienza.
Non so quant’è lo spazio, il tempo, gli eventi che ci separano, non so se tutto ciò sarà una scala per il paradiso e non so ancora quanti gradini dovrò affrontare per trovarla.
Sento ancora la tua aura, comprendici, assistici, guidaci…
Pace.
immagine | Escalera al cielo / Stairway to heaven di Davichi
Lei-i-i
Maggio 12, 2009
Attimi attraverso i loro occhi

Lasciate un messaggio.
(Ore 23.47) “E’ simpatico, carino, ma so già che qualcosa tra noi due non potrebbe mai nascere. La nostra è un’amicizia, ed è così che avrà la sua conclusione. Peccato, anche perchè a volte, quando i nostri sguardi si incrociano, mi dà l’impressione che io gli interessi. Tutto sembra portare ad una conclusione, quando con una battuta riporta tutto al punto di partenza. Mah…”
(Ore 1.12) “Ti prego scopami, non so più come dirtelo. Scopami, scopami, scopami”.
(Ore 2.23) “Abbracciami, e abbracciami ancora che inizio a prenderci gusto. E se gli piacessi? E’ così impenetrabile il suo sguardo, ogni sua frase…”
immagine | Te lo leggo negli occhi, stai soffrendo x Lui. di miss♥monroe
in questo giorno – in questi giorni
Aprile 8, 2009
Oggi è un giorno di ricordi per me. Due anni insieme ad una persona sono un bel traguardo. E’ una bella giornata, il sole splende nel cielo, c’è una brezza leggera che viene dal mare.
Oggi è un giorno di ricordi per tanta gente dell’Abruzzo. Tanti anni sono andati persi in pochi attimi. Sono giorni tristi, la pioggia e la polvere sui vostri visi. Non siete i soli a tremare.
Meraviglioso
Marzo 16, 2009
“Ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto:
ti hanno inventato il mare eh!
Tu dici non ho niente. Ti sembra niente il sole!
La vita, l’amore. Meraviglioso…”
Meraviglioso – Domenico Modugno
E’ meraviglioso, nel senso che porta stupore, quanto una canzone influenzi il tuo comportamento.
Mi spiegherò brevemente.
Semaforo di una zona agiata della città. Tipica notte invernale. Un povero mendicante patisce il freddo miseramente tentando di cavarci qualcosa dai suoi ruvidi fazzoletti. La maggior parte degli automobilisti non degna neanche di uno sguardo il mendicante.
Notte A
Tempo fa ascoltavo Enter Sandman dei Metallica, al solito incrocio intravedo il mendicante e inizio a sperare che scatta il rosso. Vedendo che ciò non accade mi fermo in una posizione che mi permetta di andare avanti e “fregare” in un certo senso il pover uomo.
Anche quando costui mi si è piazzato accanto preferisco osservare un punto fisso indefinito del mio parabrezza piuttosto che guardarlo in faccia. La sensazione è frustrante. Come se sia fallito qualcosa in un determinato piano.
Notte B
Stesso incrocio, medesima situazione della notte A. Poche macchine, vento tagliente e il solito uomo dei fazzoletti. Stavolta alla radio fanno Meraviglioso di Domenico Modugno.
Mi avvicino come al solito lentamente alla macchina che ho davanti, temporeggiando con le dita sul cassettino delle monete.
Quando il mendicante mi è giunto accanto, sarà stata una nota, o una parola, o la sua espressione, gli ho dato qualche spicciolo. Il suo sorriso valeva qualsiasi parola.
La senzazione che ne traggo infine è del tutto piacevole. E’ un’azione che consiglio vivamente.
La notte dei pazzi viventi III
Marzo 11, 2009

Atto III
Freddo, estremamente freddo è il cuore della notte.
La città ha succhiato ogni energia ai suoi abitanti, essi adesso dormono, sognando futuri basati principalmente sulla possibilità della fortuna. Nell’ombra della notte si riversano branchi di cani, ormai coloni di una nuova frontiera. Agli uomini la luce, ai cani l’oscurità.
Mi separo dalla pantera nera, compagna del buio, quando sento dei passi alle mie spalle.
Sento una voce.
La ricollego ad un volto, è Marcelo, il mio vicino di casa, più di una volta ci siamo beccati in cortile intenti a scambiare affettuose attenzioni con la donna di turno o a fumare qualcosa in compagnia, ma mai niente al di là dei saluti.
Pochi convenevoli, come al solito, però stavolta mi chiede se ho un frienz da condividere. Sto per dirgli di no, poi ci ripenso, per un frienz c’è sempre tempo. E poi voglio conoscere bene sto Marcelo.
Salgo su un attimo e prendo il necessario, lui è già pronto in macchina.
Marcelo è il fratello di una mia ex compagna di classe, Milù. Lei, universitaria fuori città; i genitori, professionisti, seri e abbienti; lui invece, pecora nera della famiglia, sempre immischiato in giri poco conformi ad un abitante del mio quartiere. Ma dove sembra che vi sia più pulizia, poco sotto la superficie, ecco che trovi la polvere.
Nella mia città ogni zona nasconde un brulicante sottobosco, una foresta di Sherwood ricca di briganti e abitanti tipici della notte che io chiamo i Vampiri, spesso mi sono chiesto se anch’io faccio parte di questa categoria.
Comunque, l’informazione che ho sul conto di Marcelo è che sia molto rispettato nei dintorni.
In macchina non fa altro che confermare le voci su di lui: finiamo infatti per parlare per giri di droga, fughe dalla polizia e su quanto sia difficile restare sulla “retta via”. Però in fondo mi sembra un outsider come me, qualcuno a cui vengono proposte delle regole difficili da rispettare.
La falce grondante di sangue, costituita dalla luna rossa in cielo, si riflette nel mare inqueto.
- Se non hai nulla da perdere, hai tutto da aggiungere – mi dice mentre iniziamo a fumare.
- C’è sempre qualcosa da perdere – gli rispondo – la stima dei genitori, un amicizia, un amore. Il rispetto…
- Quello è importante…
- Il rispetto per te stesso.
L’attimo di silenzio mi da il segnale di cambiare argomento. Gli parlo della quantità di ragazze presente all’hotel Baia, lo vedo interessato. Li è la novità che fa da attrazione.
Sulla via del ritorno mi dice:
- Lo vedo dai tuoi occhi che hai qualcosa di strano anche tu…
- I miei occhi sono solo un po arrossati dall’erba – gli rispondo
- Si… – mi dice in un ghigno.
Quando torniamo mi fa vedere le sue bambine.
Due mini moto impolverate nel fondo di un garage, gli passa uno straccetto e le vedo luccicare nei suoi occhi.
In fondo ha ancora vent’anni.
E’ vero, ha così tanto da aggiungere. Nel bene e nel male.
immagine | moon lighthouse di jamesr0012
La notte dei pazzi viventi II
Marzo 2, 2009

Atto II
L’interno dell’hotel Baia è sempre lo stesso, come l’inferno, ogni piano con i suoi diavoli e i suoi dannati, il tutto però nella sua monotona struttura. Ovvero, nessun cambiamento tra un piano e l’altro. Se non fosse per le facce della gente che ci sta.
Il secondo piano per esempio, da dove entriamo sempre io e perditempo, non ha facce, le porte sono sempre chiuse. Si ha quasi l’impressione che quelle stanze sono deserte, ma sono sicuro che se mi mettessi ad origliare, sentirei anche il minimo rumore di una qualsiasi inimmaginabile attività.
Mentre aspettiamo l’ascensore sentiamo qualcuno cantare accompagnato da una chitarra, esibendosi in un orribilante ballata per le scale dell’hotel. Sembra proprio che il terribile duo proceda nella nostra direzione, ma siamo fortunati, perchè l’ascensore apre le sue porte appena in tempo, prima di un qualsiasi incontro del terzo tipo.
Darmian ci aspetta nella sua camera, ci avvisa subito che al piano di sotto è in atto un festino alcolico con un bel gruppetto di fanciulle. Flavio è con Alexa, dovrebbe arrivare tra un po.
L’idea delle fanciulle sembra allettante, ma io e perditempo non siamo in vena di festini alcolici. Propongo dunque di far salire qualche ragazza, ed ecco immediatamente Flavio arrivare con Alexa, sua sorella e una ragazza che ho già visto in giro per l’hotel.
Alexa è brilla e dopo due tiri di erba inizia a ridere, sua sorella Selina è perennemente colpita dalla sensazione di sbroccare tutto quello che ha bevuto, l’altra, che credo si chiami Demi, rimane più silenziosa, ma anche in lei noto le guancie rosse dal vino.
Iniziamo così un Poker Texas Hold’em con fiches e commentatore in diretta. Lo strip-poker lo rimandiamo alle più caldi e profiche estati.
Stranamente, vinco tutto. I ricordini lasciati dai piccioni sulla mia macchina avranno avuto una qualche influenza positiva.
Una volta terminata la partita Alexa e sua sorella mi si siedono ai fianchi, iniziando ognuna un discorso diverso. Una miriade di parole e suoni inizia a vorticare sempre più velocemente nella mia testa.
Alla fine di tutto ciò le sento concludere da una parte:
- Sei veloce sono nel gioco, vero?
e dall’altra:
- Hai gli occhi verdi?
Posso reggere una simile situazione per un quarto d’ora, massimo mezz’ora, fortunatamente perditempo mi implora di tornare a casa che s’è fatto tardi.
Quando saluto le ragazze lo sguardo di Alexa sembra dirmi “perchè mi tratti così male”, mi verrebbe da rispondere che è così che va la vita, hasta la vista, baby!
Immagino dunque che la serata sia quasi al termine. Invece il goloso perditempo mi propone un’ultima dolcissima sosta al laboratorio notturno di una pasticceria.
Da segnalere, nel cammino, una donna che mi si piazza davanti con l’auto guardandoci con lo sguardo perso in chissà quale universo, che poi riparte, come se nulla fosse.
Non abbiamo il tempo di ridere, che siamo già arrivati. Lì, nel posto dove lavorano gli uomini della farina.
Non rivelerei neanche sotto tortura l’indirizzo di quel luogo, anche se la visione dei tre grassi uomini che preparano i vari dolciumi mette davvero di buon umore. Ci girerei uno di quegli spot del mulino del cazzo.
Soddisfiamo la fame chimica adeguatamente e perditempo mi dice che ingrassano con l’odore. Gli credo sulla fiducia. Anche lui deve averne sniffata un po di quell’aria.
Accompagnarlo a casa e rincasare è una routine che potrei fare anche bendato.
Mentre chiudo la portiera della macchina, sono quasi certo che la notte abbia fatto quasi il suo corso, quando ecco apparirmi un ultimo, inaspettato, incontro…
Continua…
immagine | EXIT di allora2euro
Caro Babbo Natale, mi fai un favore…?
Dicembre 23, 2008

È vero, l’atmosfera natalizia, con quel suo caldo tepore di emozioni, più legate al consumo che allo spirto interiore, mi fanno storcere il naso. Però, e c’è un però, neanche io riesco a uscire immune dalla morfinosa temperatura degli ultimi dell’anno. Mi sembra di perdere qualsiasi interesse mefistofelico a vantaggio di un appannato senso di benessere. Saranno le luci, le vetrine corpose, regali e altri ammennicoli vari, o sarà vera magia, ma anche a natale un cattivone come me si sente più buono.
Purtroppo, non tutti sono avvolti da questa calda coperta natalizia, e così mi ritrovo a bestemmiare in tutte le lingue conosciute a Babilonia per la riga che un fottuto bastardo mi ha lasciato sulla macchina. Buon Natale a tutti, tranne uno.
immagine | twas 54 nights before Christmas di Splat Worldwide
Cronache di un viaggiatore della luce
Dicembre 18, 2008

Atto I
…come se la notte diventasse giorno…
Credo di aver capito il motivo del sapore amaro al risveglio. E’ il mio corpo che chiede febbribilmente di evocare i fasti del giorno precedente. Per quanto un vortice attanagli ancora la mia testa, riesco a far affiorare alcuni dei momenti del party di ieri sera.
Le prime immagini sono capelli femminili. Visti in ogni colore, taglio e acconciatura, in realtà, poche, le donne della mia zona sono un pò ordinarie in questo tema.
Dopo viene l’alcool, sangria, il mio amico gin lemon, e quello di George Clooney, quello del “no Martini, no party“, anche se a fine serata ci ricordiamo di non averne toccato neanche una goccia, tenuto nel suo segretissimo nascondiglio. Scusa George.
Abbiamo anche un gelido ghiaccio a cuoricino, che immagino ideale in momenti piccanti.
Poi soldi, neanche tanti per la verità. Pile di monetine, opache come il presente di questa nazione, accerchiano il tavolo di Baccarà.
Alexia che mi siede accanto continuando il flirt estenuante della volta precedente, pieno di provocazioni e doppi sensi.
Lei e sua sorelle, maliziose nello sguardo e dalle battute taglienti fino allo sfinimento, mi dicono che assomiglio al protagonista di Twilight. Non ho visto sto film, ma già mi sta sui coglioni.
Una stanza buia, dove una ragazza autoproclamatasi dj, improvvisa prima una piccola discoteca casalinga con un incredibile numero di passere, e poi un ipotetico incontro a tre, con due ragazzi. Questa la versione dei due, credibile al 30%.
Io, Mia e Lily, viziati dagli alcolici, sempre pronti a prendere in giro il malcapitato di turno, attratto dalle attenzioni delle due belle ragazze, ben disposto persino alla situazione di soggezione, pur di rimanervici accanto.
E poi luce, luci, potenti neon bianco pallido, tenui abat-jour e luci intermittenti di natale, come se la notte diventasse giorno.
***
Atto II
C’è più buio nella luce
E adesso l’amarezza del giorno dopo, quella del lento, graduale, ritorno alla vita quotidiana. Quella diurna.
Decido di fare un giro in macchina, come sempre in queste giornate. Nuvole in cielo, e luce sempre più fioca. C’è più buio nella luce.
La città si colma caoticamente come un covo di vespe, tutte intente nella ricerca del fior più splendente, del nettare più conveniente.
Il grosso motore della BMW che ho sotto il culo soffre terribilmente le lunghe code ai semafori, io inganno l’attesa nell’osservazione dell’ambiente circostante.
Una moltitudine affolla i negozi, gli spazi avanti le vetrine, i bar e soprattutto le strade di questa-
“ci si fotte allegramente, come se fosse niente”, canta il Vasco alla radio. Il giusto spirtito natalizio.
-fottuta città.
Nuvolette di vapore sbuffano dalla bocca della gente seduta ai tavoli del bar più trendy della zona, parcheggio e mi avvicino, bastano pochi metri di distanza e mi accorgo che c’è più freddo in quest’ambiente che sul gelido ghiaccio a cuoricino. Intanto credo di esser giunto al dubbio emblematico e vitale della mia giornata: aperitivo?
immagine | We Eat Light di B Tal
Big Sister
Novembre 26, 2008

Ben visibile dalla finestra, sulle gambe il portatile dalla mela accesa, i rayban, un maglioncino CK e un espressione finto-corrucciata in volto. Lei è li a guardarmi. Non che sia sempre a farlo, questa è solo la seconda volta che accade, però la ripetizione avvale la mia supposizione sull’essere osservato. Dovrei lanciarle un segnale o far finta di niente, godere della visibilità che la giustapposizione di palazzi metropolitani prevede. E se fosse tutta immaginazione. Cioè, è solo un caso che la giovane donna sia affacciata. Non può essere, il suo viso è rivolto nella mia direzione. Poi ho ancora questa strana sensazione, una sorta di contatto con questa grande sorella che ho di fronte. Dunque, mi decido a comunicare con lei, iniziamo dai saluti. Le faccio un gesto con la mano, ecco qualcosa cambiare sul suo volto, ma è solo un attimo, poi tira indietro la testa e chiude le trasmissioni in uno svolazzo di tende.
immagine | Centre-ville de Montréal di -Antoine-
In vetrina
Novembre 3, 2008

Dalla finestra osservo il mondo. Ho una strana sensazione, fuori il cielo è grigio, un sole opaco si intravede tra una coltre di nubi, timidamente scalda l’aria.
Dicono dovrebbe arrivare il freddo. A me non sembra.
Piccoli omini silenziosi, ma iperattivi, scorrono giù in strada lasciando delle fumose scie colorate.
Il palazzo che ho davanti è un mosaico di vetrine mute: due segretarie in un ufficio ingannano il tempo bisbigliando parole fugaci; un uomo entra in una stanza in apparente apprensione cercando qualcosa di importante; una donna delle pulizie lavora parlando al telefono col suo utile auricolare.
Appare tutto normale, niente soprende la mia osservazione, quando noto un riflesso all’interno di una finestra ad un piano alto dell’enorme stabile di fronte. C’è qualcuno che mi scruta. E’una ragazza, almeno così mi pare. Lunghi capelli castanti e un viso bianco, la leggera miopia non mi lascia distinguere bene i caratteri somatici del viso. Tuttavia sono sicuro che mi sta osservando. Cosa pensa?
Io, che non sono solo.
immagine | Window onto many worlds di Susan & her 5d.
