Agenda #1

Dicembre 11, 2009

E’ notte fonda, il cielo è colmo di stelle e c’è una visibilità stranamente insolita qui in città. Sono le due di notte, ho appena salutato Anton. Siamo stati una mezz’oretta giù in cantina a guardare la season finale di Californication in compagnia di una discreta bottiglia di Corvo Rosso 2007 e un profumatissimo blunt inaspettato. Le percezioni perciò ora sono parecchio vivide e piuttosto loquaci.

Sono passati appena pochi minuti e il cielo visto dalla finestra assume un aspetto quasi televisivo rinchiuso nella sua cornice metallica. Penso all’agenda dei prossimi giorni e mi vedo spuntare pochissimi appuntamenti di studio. Tutt’altro per quelli di svago.

Domani (che poi sarebbe oggi)

  • Ore 10.00 Colazione con Rita (ho visto come mi guardi a lezione bella, domani è il momento di compiere una scelta. Per ora l’imperativo è Resistere!)
  • Ore 14.30 Lezione di spagnolo (tutto dipende dalla mattinata)
  • Ore 16.30 Lezione di fonetica dalle ragazze dell’anno superiore (della serie: conosciamo nuove prede) Annullata! (vedi sotto)
  • Ore 18.30 Andiamo a comprare da bere!!!
  • Ore 23.00 Festino da un’amico di un amico alcool, donne, and a lot of fun!

Sabato

  • Ore 12.02 Aperitivo del sabato (si può fare senza?)
  • Ore 14.00 Pranzo da Anton
  • Ore 15.30 – 18.30 Lavoro
  • Ore 20.45 Cena a casa mia, con Flavio e due sue amiche (ah si!?!)

Domenica

  • Ore 18.30 – … Sono da Anton i suoi sono a parigi per una settimana, dunque…

Si prevedono numerosi festini a casa sua

Rock & Roll gente.

immagine | Moleskin (365/191) di Jordan Kiley.

Normale amministrazione

Ottobre 16, 2008

Ritorno da un’altra splendida mattinata in compagnia delle mie grazie. Unico appunto, ho il culo quadrato. Voi non sapete quanto può essere doloroso stare due ore stretti tra una chiappa e l’altra su delle legnose panche universitare ad ascoltare, peraltro, l’omino discutere di inconcepibili termini pre-medievali. E siamo ancora fermi al II girone. Quando finirà quest’inferno, pietà (x4).

Inferno Quinto

Ottobre 14, 2008

“Round the hangin tree
Swaying in the breeze
In the summer sun
As we two are one
Swaying”

- ma come fai coi sensi di colpa?
- ché devo dirti, ci convivo. Il senso di colpa e’ come un peso attaccato ai testicoli. Dipende da te misurarne la grandezza: o sei un lurido insensibile figlio di puttana e te li sentì in gola, oppure sei un imperterrito masochista e li sentì strisciare ad ogni passo. Come vedi non c’è scelta.

Il ritorno all’università è grandioso. Almeno per la mostruosa quantità di passera. Mi siedo accanto a Betty, la ragazza di Lucas, scambio bacini e saluti con almeno metà delle ragazze nell’aula e attendo con impazienza di iniziare l’ennesimo anno universitario. Le premesse sono le solite, serieta’, partecipazione, impegno. La realtà poi e’ diversa, ma “it’s all part of the plan”.
La stanza in cui ci troviamo mi riporta indietro di 3-4 secoli, quand’erano i preti allora a fare gli esimi professori. La grossa differenza con i miei giorni e’ che a quei tempi non v’era la giusta concentrazione di tette.
La giornata e’ delle migliori, non posso chiedere di meglio, e il prof si fa aspettare per oltre mezz’ora. Ho il tempo di chiedere alla ragazza seduta sugli scalini se vuole sedermi accanto. Troppo timida per chiedermelo, risponde con un goffo sorriso e mi guarda estasiata.

Quando l’omino di poco superiore al metro d’altezza si presenta in classe inizio in un attimo ad annoiarmi. Ci espone il chilometrico programma di Letteratura italiana, poi inizia con Dante, e crollano del tutto le mie resistenze. Inizio a vagare con lo sguardo e con la mente. Vedo una ragazza in un altra fila guardarmi e leccarsi la penna con aria parecchio coinvolta. Il tempo di uno sbattere di palpebre e quando rivolgo lo sguardo su di lei, la trovo assorta negli immaginifichi gironi danteschi. Beh, nel mio girone i diavoli hanno delle lunghe sopracciglia e labbra morbide.

Sorpreso per la visione torno anch’io ad ascoltare il professore. Secondo Dante Francesca era una troia. E io che ho sempre pensato il contrario. Fossi vissuto a quel tempo mi sarei ritrovato anch’io a vagare nel vento.

Dopo due ore di leziose affermazioni dell’omino verso il sommo poeta, esco dall’aula e vengo approcciato da una deliziosa brunetta. Capisce subito che non sono una matricola e mi chiede se posso dargli una mano. a trovare la sua prossima aula. Sto per proporgli dove la metterei io la mano, quando arriva Betty richiedendo la mia presenza nella cerchia delle sue amiche. Dopo una spiegazione sommaria saluto dispiaciuto (neanche poi tanto) la brunetta e vado dalle altre ragazze. E sono una più deliziosa dell’altra.

E’ proprio un paradiso questa università, ma per me è di un calore infernale.

“Mentre che l’uno spirto questo disse,
l’altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com’ io morisse.

E caddi come corpo morto cade.”