Metropolitana [Parte II]

Gennaio 23, 2009

Un breve racconto in pillole veloci e indolori.


Segue dal Primo Capitolo.

Un rumore assordante, sempre più acuto e confuso, come se una montagna di oggetti metallici piovesse sul treno. Quando sembra raggiungere il suo apice, tace e lascia il posto a un sibilo prolungato quasi impercettibile, è lo stridio dei freni. Apro gli occhi ed eccomi in una stazione, appena apertesi le porte scivolo via dalla metro. Un attimo dopo il treno è già fuggito via portandosi con se il suo strascico di rumori ferrati.

E’ inusuale quello che mi circonda, non sono un assiduo frequentatore della metropolitana, tuttavia quello che è ho attorno non ha per niente l’aspetto delle altre stazioni che ho già utilizzato. L’unica analogia con la mia partenza è che anche qui non vi è anima viva. Magari è una fermata che non ho mai preso mi dico, e imbocco la galleria che porta al piano superiore.
La lunga serie di mattonelle lucide che mi circonda è così anonima, il tipico ambiente da ospedale, bagni pubblici, o stazione metropolitana appunto.
I vari cartelloni pubblicitari affissi alle pareti mi bombardano di messaggi tanto che quando finisco il corridoio mi sento sollevato. Ma è un solievo effimero dato che girato l’angolo eccomi di fronte l’inizio di un corridoio identico al precedente. Allungo decisamente la mia andatura, non mi va di sorbirmi una nuova serie di messaggi pubblicitari. Mi è comunque inevitabile volgere lo sguardo verso alcuni dei cartelloni. Telefonini, carte di credito, prestiti, creme di bellezza… Sono identici a quelli del corridoio precedente. Sul mio iPod scorre 10.000 Days dei Tool. Inizio praticamente a correre tendendo il tempo della canzone e quando svolto nuovamente l’angolo ecco apparirmi un nuovo corridoio. Identico, in ogni suo particolare, ai due già percorsi. Mi sembra di essere rinchiuso in un labirinto. Continuo la mia corsa e quasi non mi stupisce il fatto di trovare un nuovo corridoio dalle fattezze simili ai precendenti. Più che un labirinto adesso inizia a sembrarmi tutto un unico lungo corridoio dalla forma perfettamente quadrata. Dopo circa 5 minuti percorsi in direzione dell’uscita, il fiato inizia a farsi più pesanti e una insistente sensazione di claustrofobia si insinua lentamente dentro la mia pelle.
Decido dunque di tornare indietro, alla stazione. Inizio così a percorrere l’ultimo corridoio quando mi accorgo che sulla destra v’è una porta metallica, di quelle con la sbarra che si aprono solo da un lato. Fortunatamente il mio.
Incontro un nuovo corridoio, poco diverso da quelli già incontrati, senza affissioni alle pareti, poi delle scale malamente illuminate le scendo. Finalmente vedo una scritta nella parete bianca che ho di fronte, Come a little closer

come-a-little-closer

immagine in alto | London Underground II di Andy Gosling

Metropolitana [Parte I]

Dicembre 20, 2008

Un breve racconto in pillole veloci e indolori.


La metro della mia città è sempre vuota. Si che è una struttura piccola, e il tragitto che compie è davvero breve, tuttavia la città è molto estesa e durante il giorno si riversa una considerevole quantità di gente, rinchiusa nelle loro scatole con le ruote pronta a imprecare ad ogni fermata, quindi trovo sia veramente stupido la totale incomprensione della città ai quei (pochi) servizi che le sono offerti.
La parola adeguata a descrivere l’atmosfera del piano di sopra è Caos.
Quando scendi giù qualcosa cambia, le piastrelle lucide ti guidano ai cancelli, incredibilmente mai consumati dall’usura, li sorpassi e sei al piano di sotto. Qui è Calma.
In pochi secondi, sento un vento caldo provenire dalla galleria alla mia destra, e comincio ad avvertire lo stridio delle ruote metalliche sui binari.
All’arrivo del treno ho quasi la sensazione di venire travolto da una massa di persone che fuoriescono dalle carrozze. Invece, le porte si aprono e non vi è anima viva. La luce bianca si riflette prepotentemente nei seggiolini blu e nelle impalcature metalliche per sostenersi, rendendo la senzazione di un ambiente asettico, fuori dal mondo.
Mi siedo in un posto adocchiato sin dalla mia entrata sul treno, come se fosse l’unico a disposizione. Le porte si richiudono ed iniziano i normali scossoni del viaggio sotterraneo, ma io sono già seduto, immerso nella musica del mio iPod.
Dovrei scendere tra due o tre fermate, penso mentre osservo la mappa affissa sopra le porte, quando inizio ad avvertire dalle cuffie un suono sordo, una sorta di grancassa suonata in una stanza totalmente insonorizzata. Mentre il rumore aumenta  gradualmente, non riesco a resistere alla tentazione di chiudere gli occhi ed immaginarmela di fronte a me...

immagine | Going Underground di Monster.