Oggi è un giorno di ricordi per me. Due anni insieme ad una persona sono un bel traguardo. E’ una bella giornata, il sole splende nel cielo, c’è una brezza leggera che viene dal mare.

Oggi è un giorno di ricordi per tanta gente dell’Abruzzo. Tanti anni sono andati persi in pochi attimi. Sono giorni tristi, la pioggia e la polvere sui vostri visi. Non siete i soli a tremare.

non mi piace rivangare nel passato.
non per via di spiacevoli ricordi, quelli ci stanno e ci possono anche stare, accanto a momenti indimenticabili. il motivo è diverso.
tornare spesso indietro a ciò che è stato può destabilizzarti, distrarti dal presente, o anche disilludere le tue aspettative future.
tutti possiamo ammettere che il peso pachidermico dei ricordi fa allentare il respiro certe volte. in bene o in male. ma quale relazione hanno tali ricordi con il giorno che stai vivendo ad un quarto della tua vita?
per questo il mio consiglio è andare avanti. se ti guardi indietro, diventi pietra.

immagine | ♥una tenera piuma♥ di NaNa [supergirl]

Lolita

Ottobre 22, 2008

Ricordi

Scena tipica di un telefilm adolescenziale. Una afosa serata estiva, una casa piena di ragazzi e ragazze che si divertono nei modi più sbagliati svariati. L’ambiente è molto caldo, una musica fa da sottofondo al brusìo della gente.

Lolita

La telecamera segue diverse comparse lungo i vari ambienti. C’è un bel gruppetto misto che scherza su un possibile gioco “piccante”, altri che fumano e giocano alla play station immersi nella loro nube di fumo, una pista dove la gente balla divisa in piccoli gruppetti, chi si bacia appassionatamente in un angolo [particolare, sono in tre]. Poi l’inquadratura si avvicina sempre più verso una coppia situata in un lato della stanza, in una zona adibita a bar. Il protagonista maschile sta servendo alcune birre a due ragazze in apparente flirt alcolico con lui. Una biondina, nel suo vestito aderente gli sta accanto dietro il bancone, appoggiata al muro.

***

Mi piace ’sta serata, la festa sembra riuscita, certo poteva sempre andare meglio, poteva esserci più gente, ma come inaugurazione non possiamo di certo lamentarci. C’è anche un buon numero di pollastrelle, in evidente stato di calore. Mi studio un po la situazione. D’altronde è il mio compito. Sono un barman. Le due ragazze davanti a me sono proprio andate, non smettono di ridere. Confabulano tra di loro; ai miei danni sospetto. Nel casino totale sento la voce di Lucilla da dietro.
- Dorian… Mi piace il tuo nome, come mai ti chiami così?
- Non ho mai chiesto ai miei, suppongo dal libro.
- Quale?
- Oscar Wilde non ti dice niente?
- Mmm, forse.
- Dai te lo presto. Il tuo?
- Il mio libro?
- No il tuo nome, da dove viene?
- Non so, magari i miei volevano una brava bambina.
Il suo sguardo è sospetto, ha qualcosa in mente.
- Non lo sei?
- Dipende da quello che vogliono da me.
Le due ragazze richiedono nuovamente la mia attenzione.
- Bello, ci dai un’altra birra?
- Io ve la do, però se guardate in quel foglietto c’è scritto che in cambio delle birre si accettano piccole offerte.
Le ragazze seguono a stento la mia mano indicare l’avviso appeso al muro.
- E che genere di offerte accetti tu?
Ahi. Mi sa che non hanno tanta intenzione di pagare, per lo meno nei modi consueti.
- Oro e pietre preziose non sarebbero male.
Rispondo guardando il ciondolo brillante che una delle ragazze tiene al centro della scollatura. Poi servo due bicchieri di birra.
- Mi prepari qualcosa anche per me?
- Cosa vuoi Lucilla?
- Un cocktail.
- Sicura che lo reggi un cocktail?
- Forse. Casomai ci pensi tu a me, vero?
Annuisco con un sorriso, ma il sospetto non mi abbandona. Gli preparo un Gin Lemon (molto lemon) e glielo porgo. Ne faccio uno più tosto per me. Forse anche troppo.
Arriva mio cugino, scherza subito con le ragazze della birra.
- Dai ti do il cambio
- Vado a farmi un giro, occhio alle pollastre…
Le due al bancone fanno una smorfia di disappunto, poi sento mio cugino dire:
- Allora, mi sembra di aver capito che dovete fare ancora la vostra offerta.
Sento il loro ridere sfumare nella musica mentre mi allontano.
Chiamo Viki al cellulare, le dico che non mi diverto senza di lei, scambiamo due chiacchiere, poi le mando un bacino affettuoso.
Faccio due passi nella sanza dove si balla, accenno un saluto generale. Sono tutti col bicchiere in mano. Ho dato da bere a tutta questa gente?
Io stesso reggo in mano il mio bicchiere di Gin Lemon, si perde spesso il numero di drink in questo genere di serate.
Mi giro, e c’è Lucilla dietro di me. Anche lei col suo bicchiere. Balliamo un po, col sorriso stampato in faccia. Passa un amico vicino, mi fa l’occhiolino e alza il suo cocktail a mo’ di brindisi.
Ok, andiamo a parlare un po’ con Lucilla, comincia a diventare tutto molto evidente. Gli faccio il gesto di venire con me.
- Mi stai seguendo stasera?
- Adesso mi hai chiesto tu di venire.
- L’avresti fatto lo stesso.
- E’ vero, mi piace stare con te, sei simpatico.
- Magari non mi conosci abbastanza.
- No, è che tu sei diverso dai ragazzi della mia zona. Sono tutti pallosi quelli.
- Secondo me no, vedi abbiamo organizzato questa festa e sono venuti.
- Si ma solo grazie a te e mio fratello. Tu cosa fai di solito nella tua città?
- Beh dipende, c’è tanta scelta. Vado in giro, per locali…
- Che bello mi ci porti a ballare?
- …però dopo un po diventa noioso, s’incontra sempre la solita gente.
- Io voglio andare al Tecma con te. Ogni volta che ci vado gli altri ragazzi ci provano con me e succede un casino.
- Va bene, appena posso ti ci porto. Mi posiziono all’entrata, lei vede la sua amica e la raggiunge, dopo un po’ ritornano ridendo lanciando occhiate al sottoscritto. L’amica si presenta, poi Lucilla mi chiede se torniamo a ballare.
Bevo quel che resta del mio cocktail, la prendo per mano e andiamo a ballare. Più di una persona nota le nostre mani e quando iniziamo a ballare so che in tanti ci (oppure la) staranno a guardare. Ha un corpo snello ben contenuto nel suo vestitino minimal. Deve avere sotto i vent’anni, tuttavia la scollatura lascia intravedere un seno prosperoso. Il viso è proprio da brava bambina, ma il suo sguardo no. E’ uno di quei sguardi che lasciano presagire guai, e tanta voglia di chi si ha di fronte.
Adesso ne sono sicuro, avvicino le labbra al suo orecchio.
- Ora puoi seguirmi se vuoi.
Saliamo le scale insieme, la guardo rassicurante. Arriviamo in una terrazza, la vista ci regala il paese di notte immerso nelle colline silenziose. Si sente solo il battito della musica sotto, nessun brusìo, come se non vi fosse più nessuno nella casa. Torniamo al discorso delle serate in città.
- Quando mi porti in discoteca gli dico a mia mamma che sono da una mia amica, così passiamo la notte assieme.
- E dove dovresti dormire?
- Da te
- Se lo sa tuo fratello mi riempie di botte
- Lo so, ma so che con te non lo farà…
- Non ne sarei certo.
- Si perchè tu a me piaci.
- Anche tu mi piaci, sei una ragazza carina.
Le dico l’ultima frase osservando il panorama, quando torno a guardarla mi ritrovo i suoi profondi occhi nocciola incollati addosso e le labbra a pochi centrimetri dalle mie.
Le poggio una mano dietro la schiena e la bacio. Non un bacio lungo, molto istintivo. E’ folgorata.
- Voglio farlo con te.
- Cosa?
- E’ da tempo che ci penso.
- Cosa?
- Voglio farlo con te la prima volta.
Sono io adesso quello folgorato. Continuo a sorriderle.
- Scusa, ma tu quanti anni hai?
- 16.
Cazzo.