(Pro)Memoriæ
Novembre 16, 2009
Non si vive di soli ricordi…
Venerdì
Fire party, festa in villa, tutto intorno a me è luce. Il collo, le braccia, adornate con bracciali fluorescenti.
Stiamo insieme tra la gente e arriva l’ora foto: ormai è la moda, per via di facebook si intende. Comunque ci divertiamo, la musica è buona, l’ambiente socievole e creativo. I raggi ultravioletti risaltano le linee bianche sulla mia camicia Calvin Klein Jeans, comprata alle Galeries Lafayette. Davvero azzeccata.
Ci sono una decina di ragazze che hanno colpito il mio sguardo. O io il loro.
Passa la serata, ci spostiamo in gruppo a casa di un’amico.
Mi intrattengo con Daisy, Flavio e Samuel. Fumiamo qualcosa fuori, Daisy si avvicina a me, il suo corpo tremante mi avverte che ha freddo. Senza pensarci un attimo l’abbraccio e lei sembra apprezzare il gesto da vero gentiluomo.
Si, perchè 5 minuti dopo la sento sfiorarmi le dita che le poggiano sul fianco.
Torno a casa alle 4.00.
Sabato
Dal giorno dopo a mercoledì non ho memoria.
Mercoledì
Serata discoteca. C’è un casino di gente. Nel preserata io e Flavio siamo andati a prendere le ragazze all’hotel Baia. Un gradito ritorno all’inverno scorso. Solo che tante cose sono cambiate in un anno. Tranne una, il rapporto tra me e Alexa, ovvero una infinita continuità di provocazioni e una serie assai numerosa di frasi ambigue. Solo che adesso se la fa con Flavio. Rimaniamo comunque soli mentre facciamo la fila per entrare al locale. Fila che poi aggiriamo ponendoci a pochissimi metri accanto all’entrata del locale fingendoci conoscenti di qualcuno accanto a noi. Alexa per tutto il tempo mi canta canzoni nell’orecchio. Una buona voce si, ma estenuante da sopportare a lungo data la sua enorme conoscenza del repertorio musicale italiano contemporaneo.
Anche lei vuole essere abbracciata. Tutte desiderose d’affetto queste pupe. Ci ubriachiamo e faccio le 5 di notte.
Venerdì
Si esce, come tutti i venerdì. Giro in città, saluto gente. Mi ubriaco, seduco una tipetta niente male che fuma davanti al locale.
Non ricordo l’ora in cui torno a casa.
Sabato
Ad halloween, posso finalmente mostrare me stesso, eccomi “vampiro”. Giacca Canali, jeans Richmond, immancabili denti da succhiasangue. Le donne dicono che assomiglio ad Edward, sapete bene a chi si riferiscono (purtroppo non quello interpretato dal grande Johnny), in macchina trovo anche dei Rayban che mi dicono il protagonista indossa nel film. Comunque, dato che la cosa è fonte di particolare attrazione, sto al gioco e flirto con due o tre pupe. Mi accomodo sul divano, Daisy siede a terra, appoggiata alle mie gambe; al fidanzato/Joker non resta che stare a guardare.
Tuttavia a fine serata, nonostante la sangria, sono sobrio.
Intorno alle 4 sono nel mio letto e fatico ad addormentarmi.
Martedì
Vado al cine con Flavio e due amiche, ci vengono a prendere fino a casa e la serata è piacevole e rilassante. Al bar non bevo nemmeno una birra.
Venerdì
Discoteca, Donne, Disinibizione.
Lunedì
Compleanno di Selina all’hotel Baia, alcool in abbondanza, indosso un maglione leggero nero CK e un paio di pantaloni scuri Trussardi, notevole la presenza di belle donne, quasi tutte dell’hotel, ma non sono dell’umore giusto. Faccio le 3 e mezza solo perché mi fermo a giocare un ora a PES10 a casa di Flavio dopo il party.
Mercoledì
E’ san martino, ma le cose non vanno per il verso giusto. Saltano tutti i programmi e torno a casa ancora alle 3.30 senza nemmeno rendermi conto.
Venerdì
White Russian al Cupido e per il resto vuoto totale. Torno a un orario imprecisato.
Oggi
Rimango per qualche minuto a fissare il nuovo piumone Bassetti a scacchi Verde, Giallo e Blu, con uno sguardo da ebete. Mi trasmette serenità.
immagine | Eat me drink me di kiwipecora.
Liberazione
Aprile 28, 2009
Flash.

La prima cosa che ricordo è la vagonata di ragazze che entra alla festa. E’ venerdì. Siamo tornati agli anni 80. Un paio di Campari-Gin e qualche suo affine parente per aiutarci al viaggio temporale. I vestitini brillanti e i capelli all’indietro, le camicie bianche, i cravattini, i ray ban vecchio stile. Confusione confusione confusione. Siamo sulla lava, i fumi, no è nebbia che avvolge gli alberi, se li mangia, il palco, diversi musicisti, una bottiglia di alcool ci perseguita, differenti compagni di viaggio, attorno a noi c’è chi ci osserva, siamo circondati. Si è fatto sabato, è cambiata la location. 50 kilometri più a nord. Non conosco più il tempo. Le pietre sono scomode, volevamo l’erbetta. I fumi, la mariuana. Panini, patatine. Confusione, pace, confusione. Arriva sera, discoteca, spacca di brutto. Spacca l’impianto. Gridiamo per avere una cassa. Ne basta una. No l’uomo del palco non vuole. Fanculo. Ritorno alla macchina al buio. Luce del cellulare. Che culo. A casa è domenica. Il ritorno di Mario Kart. La venticinquesima ora. Si Dorme. Pace, pace, pace. Risveglio no-trauma. Si torna a casa, buon pranzo, partite, relax. Arriva la sera. Il lunedì è ancora in apnea. Come dei panni imbevuti d’azoto mi fasciano la testa.
Oggi è martedì, e comincio a riprendere fiato. Che devastazione. Il senso di confusione sembra essersi placato. E ,vi giuro, è una liberazione.
immagine | gli alberi o i spiriti? di jennifer mcilvaine
in questo giorno – in questi giorni
Aprile 8, 2009
Oggi è un giorno di ricordi per me. Due anni insieme ad una persona sono un bel traguardo. E’ una bella giornata, il sole splende nel cielo, c’è una brezza leggera che viene dal mare.
Oggi è un giorno di ricordi per tanta gente dell’Abruzzo. Tanti anni sono andati persi in pochi attimi. Sono giorni tristi, la pioggia e la polvere sui vostri visi. Non siete i soli a tremare.
Cronache di un viaggiatore della luce
Dicembre 18, 2008

Atto I
…come se la notte diventasse giorno…
Credo di aver capito il motivo del sapore amaro al risveglio. E’ il mio corpo che chiede febbribilmente di evocare i fasti del giorno precedente. Per quanto un vortice attanagli ancora la mia testa, riesco a far affiorare alcuni dei momenti del party di ieri sera.
Le prime immagini sono capelli femminili. Visti in ogni colore, taglio e acconciatura, in realtà, poche, le donne della mia zona sono un pò ordinarie in questo tema.
Dopo viene l’alcool, sangria, il mio amico gin lemon, e quello di George Clooney, quello del “no Martini, no party“, anche se a fine serata ci ricordiamo di non averne toccato neanche una goccia, tenuto nel suo segretissimo nascondiglio. Scusa George.
Abbiamo anche un gelido ghiaccio a cuoricino, che immagino ideale in momenti piccanti.
Poi soldi, neanche tanti per la verità. Pile di monetine, opache come il presente di questa nazione, accerchiano il tavolo di Baccarà.
Alexia che mi siede accanto continuando il flirt estenuante della volta precedente, pieno di provocazioni e doppi sensi.
Lei e sua sorelle, maliziose nello sguardo e dalle battute taglienti fino allo sfinimento, mi dicono che assomiglio al protagonista di Twilight. Non ho visto sto film, ma già mi sta sui coglioni.
Una stanza buia, dove una ragazza autoproclamatasi dj, improvvisa prima una piccola discoteca casalinga con un incredibile numero di passere, e poi un ipotetico incontro a tre, con due ragazzi. Questa la versione dei due, credibile al 30%.
Io, Mia e Lily, viziati dagli alcolici, sempre pronti a prendere in giro il malcapitato di turno, attratto dalle attenzioni delle due belle ragazze, ben disposto persino alla situazione di soggezione, pur di rimanervici accanto.
E poi luce, luci, potenti neon bianco pallido, tenui abat-jour e luci intermittenti di natale, come se la notte diventasse giorno.
***
Atto II
C’è più buio nella luce
E adesso l’amarezza del giorno dopo, quella del lento, graduale, ritorno alla vita quotidiana. Quella diurna.
Decido di fare un giro in macchina, come sempre in queste giornate. Nuvole in cielo, e luce sempre più fioca. C’è più buio nella luce.
La città si colma caoticamente come un covo di vespe, tutte intente nella ricerca del fior più splendente, del nettare più conveniente.
Il grosso motore della BMW che ho sotto il culo soffre terribilmente le lunghe code ai semafori, io inganno l’attesa nell’osservazione dell’ambiente circostante.
Una moltitudine affolla i negozi, gli spazi avanti le vetrine, i bar e soprattutto le strade di questa-
“ci si fotte allegramente, come se fosse niente”, canta il Vasco alla radio. Il giusto spirtito natalizio.
-fottuta città.
Nuvolette di vapore sbuffano dalla bocca della gente seduta ai tavoli del bar più trendy della zona, parcheggio e mi avvicino, bastano pochi metri di distanza e mi accorgo che c’è più freddo in quest’ambiente che sul gelido ghiaccio a cuoricino. Intanto credo di esser giunto al dubbio emblematico e vitale della mia giornata: aperitivo?
immagine | We Eat Light di B Tal
In piena luce e in bilico
Novembre 13, 2008
Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni.
Giacomo Leopardi – Zibaldone
Ho…Ho…Ho…
Giusy Ferreri – Novembre

E così di sfuggita è passato San Martino, io, Flavio, Mia e Lily siamo andati in giro per locali. In realtà non c’era tanta gente, ma ce ne siamo curati poco. Facciamo davvero un bel quartetto assieme, e con la gradazione alcoolica al sopra del normale (cos’è normale?) i discorsi scorrono fluidi come rum, gin, birra o quel che ingorga i nostri ventri.
C’è voglia di spingersi oltre, almeno questo è quello di cui io e Flavio discutiamo qualche attimo prima di separarci, certo c’è una buona amicizia e fare un passo troppo lungo potrebbe rovinare tutto.
Adesso, nei giorni a seguire, mi ritrovo nel dubbio, e son certo che qualcosa tutti e quattro la condividiamo di sicuro.
Un pesante, pesante, mal di testa. A Novembre.
immagine | E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata di confusedvision
Ebbrezza
Ottobre 28, 2008

Comunicazione di servizio.
Bisogna attendere un po, ci stiamo riprendendo da un weekend intenso come l’ammasso di particelle alcooliche che abbiamo nel sangue. Il tempo di trasformarle in anidride carbonica e acqua e ne uscirà fuori qualcosa…
immagine | Pee Guy Caught Peeing in the Daffodils di ricko
Quel sapore amaro al risveglio
Ottobre 11, 2008
La radio gracchia i Clash, Londra chiama e io sono in macchina ad attendere che gli eccessi del party alcolico di ieri sera vadano sbiadendo. Jeans strappati, maglietta Hard Rock cafè di Orlando, Rayban scuri a mascherarmi il viso. La ragazza col vestito a fiorellini che mi attraversa la strada perde più tempo del solito a fissarmi, le sorrido, lei si morde il labbro involontariamente e va via. Doveva essere di corsa la piccola. Non posso farci niente, sarà stato il vestito, ma a me vengono in mente un sacco di brutti pensieri guardando come il vento le alza la veste leggera.

Sono ancora sbronzo, ma non potevo restare a casa, soffro di prurito alle mani quando sto troppo chiuso dentro. La colazione a base di succo di frutta al mirtillo, ribes e uva rossa e la crostata ai lamponi, che Lidia mi lascia sulla finestra ogni sabato è stata un vero toccasana.
La vita cittadina del sabato mattina è quella che preferisco, non posso perdermela per niente al mondo, anche se ancora immerso nei residui della mia sregolata vita notturna. La luce tra i palazzi, il grigiore-sporco-smog di questa città, quegli uomini in orribile giacca verde-oro, i miei Rayban riflessi nello specchietto, è tutto molto eighties.
C’è poca gente per le strade, lo squilibrio del venerdì sera si riflette nella pace del sabato. Gente anziana, gli unici abitanti del sabato mattina, davanti alle chiese o ai supermercati, fa lo stesso. A parte la ragazza col vestito a fiori sono l’unico under trenta in circolazione.
La luce solare di questo caldo autunno colpisce le persone proiettandone una lunga ombra di rimorsi. Stranamente quest’anno l’autunno è meno malinconico del solito e la cosa un po’ mi manca. Sarò l’unico stanco dell’estate?
Attraverso la larga via che mi separa dal cielo, penso alla sera precedente, mi ricordo di Mia, lei si che volevo scoparmela sul serio. Sono le sue curve che mi attirano, si la linea della vita, il sedere e tutto il resto. Ci farei un Gran Premio con le labbra su quelle curve. Poi ride sempre. Una risata forte, difficile che passi inosservata.
Flavio a fine serata dice che è pronta per me. Tra le esalazioni di un po’ d’erba e l’ultima dolce boccata del mio amico Jack Daniel’s gli confesso che la vedrei bene su di me. Facciamo delle sane risate da cameratismo, ma quando torno a casa sono più pensieroso del solito. Nonostante l’ora tarda non ho sonno. Viki è lontana e l’eco della sua voce è ancora presente. Poi mi appaiono due tette, quelle di Mia. Per stasera ho una strana sensazione, devo distrarmi, mi arriva un messaggio di Lidia, vuole improrogabilmente la mia presenza sulle sue finissime lenzuola firmate. Suo marito è uscito a fare la spesa. Ne arriva un altro: “Adesso!”
Beh si Ciao mondo, ciao da un outsider, vengo da fuori blogosfera, vengo da altri mondi, da altri sogni, da altri letti, che poi potrebbero essere i vostri. Generalmente non lascio traccia, se non una indelebile nella mente. Sono come il sole freddo d’autunno sulla pelle, quel tiepido piacere che ti incoraggia quando vedi le foglie cadere. Non so se so amare, ma amo l’amore. Quello folle, imprevedibile. Sono dannatamente felice di una infinita improbabile condizione. Sono triste, dunque lasciatemi affogare su di voi.
immagine | Paris. El semáforo di José Manuel Lucía

